Nello showroom Gobbetto di Milano, fra opere d’arte, complementi d’arredo e pannelli che rivelano tutto il potenziale della resina, campeggia una specie di mandala di materia rappresa, molto simile a uno Stargate: è una scultura fatta con la sabbia del Sahara. E’ lì a testimoniare che con la resina, mischiata alla sabbia, si potevano fare strade, come quelle realizzate da Gobbetto insieme a Snam nel deserto, prima del business del catrame.
Quando si entra da Gobbetto, al netto della meraviglia che investe la retina, si comprende che quella sostanza duttile definita resina accoglie tutto, diventa qualsiasi cosa. E l’intuizione che ebbe il fondatore, è di quelle che cambiano la vita e il mercato: “fu un ingegnere americano a suggerire a mio padre di usare la resina per la pavimentazione –spiega Clarissa Gobbetto, oggi alla guida dell’azienda insieme al fratello Gianluca– Gli davano del pazzo ma lui comprava la materia prima in Germania e la rielaborava”.
“Rielaborare” è la parola magica che rende questa realtà un’industria artigianale, dove i progettisti approdano e lavorano insieme ai tecnici per arrivare a soluzioni di qualsiasi tipo: persino l’effetto bagnato, o superfici ondulate come quella del desk color pervinca chiaro, nello showroom di via Carroccio 16 a Milano.
La grande svolta data da Gobbetto è stata cambiare la prospettiva con cui la resina veniva concepita, relegata a navi e industrie. Se oggi entriamo nello scenario di una sfilata e vediamo una scenografia spettacolare, o suppellettili effetto alabastro, o tavoli con il legno inglobato sotto la superficie trasparente, c’è lo zampino di Gobbetto.
Ma anche guardando Striscia la Notizia o l’Isola dei Famosi si ha a che fare con Gobbetto, guardando le scenografie di studio; o salendo sulle navi Carnival (ex Costa Crociere). Pensi che sia la fluidità del mare? Che sia gesso? Che sia un tappeto? Invece è resina.
La moda intuì per prima la grande innovazione
“Calvin Klein fu uno dei primi a scegliere questo materiale per lo showoom di New York, usò uno stucco spatolato”. Ma anche Corso Como 10, Romeo Gigli, Armani si lasciarono conquistare dalla bellezza poliedrica della resina. La lista delle griffe che si affidano a Gobbetto per gli uffici o per una sfilata è lunga.
Gli architetti la amano, gli artisti ci giocano. Paola Navone, con il Dega spatolato, (microcemento con effetto goccia, finitura opaca) ha fatto il 25 Hours Hotel a Firenze, Mimmo Paladino ha creato la montagna di sale alta 30 metri, Enzo Fiore compone opere con radici, terra, rami e resina epossidica.
“Aldo Cibic fece i negozi Esprit e Benetton. Gaetano Pesce ha creato moltissime opere con le nostre resine”- spiega Clarissa, mentre mostra le 42 colorazioni di tendenza concepite da Matteo Cibic, figlio di Aldo.
La tecnica attuale è talmente prodigiosa da consentire di allestire un negozio e disallestirlo in caso di trasloco. “Si chiamano floating resin panels –rivela Clarissa prima di snocciolare una serie di novità sorprendenti – “L’ultimo brevetto di papà si chiama Dega Energy, prima resina magnetica bevettata e a risparmio energetico. “un prodotto con all’interno cariche magnetiche , capace di trattenere il calore e di cederlo poco a poco. Consente un risparmio del 20% di energia”.
Poi c’è il Biolux, resina bicomponente epossidica che restituisce al buio l’energia accumulata durante il giorno. C’è Flexint, con cui puoi fare tendaggi e tappeti. Incredibile immaginare un tappeto fatto di resina, eppure l’effetto finale è prodigioso!
Custom made è la parola d’ordine
A Trezzano sul Naviglio, dove ha sede l’azienda, ogni progetto viene studiato tecnicamente, insieme a artisti e progettisti. Studio X, un collettivo di designer, collabora attivamente con Gobbetto.
“In fabbrica abbiamo la produzione, stiamo creando un Museo e gestiamo una Accademia, che insegna ai posatori e agli artisti come lavorare il materiale”.
La meraviglia di questa azienda è riuscire a mantenere un contenuto artigianale pur avendo respiro internazionale.
“Lavoriamo tanto con l’estero, un tempo la percentuale italiana del fatturato era l’80, oggi siamo a 60% estero e 40% Italia”.
Sorprendono sempre, le innovazioni estetico-tecnologiche. Ad esempio le pareti magnetiche. O i laghetti per esterno con inglobati sassi e materiali inerti. O i pavimenti che si illuminano come il tracciato di Pollicino. Anche la terza generazione, ergo i figli di Gianluca –Isabel e Gabriele- sta iniziando a seguire i cantieri. La storia di Gobbetto continua.



