Stile ed economia per chi guarda avanti

Dal grattacielo più alto del mondo al santuario più piccolo d’Italia lo stupore è il vero lusso

Dal grattacielo più alto del mondo al santuario più piccolo d’Italia lo stupore è il vero lusso

Record e primati fanno parte della vita dell’uomo e spesso ci si ritrova agli antipodi, come nel caso del Burj Khalifa – il grattacielo più alto del mondo made in Dubai – e della Madonna dell’Archetto, microscopica cappella non certo priva di sfarzose decorazioni e nata laddove un tempo sorgeva una presunta edicola miracolosa nel cuore di Roma. Entrambi esempi di uno stupore che oggi rappresenta il vero lusso.

Dubai terra di primati mondiali

Le sfide al cielo appassionano l’uomo in tutte le loro possibili declinazioni, dal volo alla creazione di grattacieli svettanti che sfidano il mondo con le loro possenti altezze.

La futura Jeddah Tower è una promessa di imperiosa ed estrema ingegneria che promette di dare il due di picche al Burj Khalifa, trasformando l’atto creativo da espressione architettonica sublime a simbolo indiscusso di potere politico assoluto.

A Dubai si sta come bambini trasportati in una corrente di sogno: con il naso all’insù e gli occhi sgranati di continua meraviglia.

La verticalità urbana che si esprime attraverso i grattacieli è una dichiarazione di potenza economica indissolubilmente legata a una supremazia ingegneristica che riflette capacità e visione.

828 sono i metri che al momento caratterizzano questo affascinante grattacielo, il più alto e imponente al mondo, che domina cielo e terra come una divinità d’acciaio.

La struttura a Y, asettica ed equipaggiata con mirabile sistema anti-vento,  “è un segnalibro geopolitico piantato nel deserto, un gesto che unisce ambizione urbanistica e auto-rappresentazione. Chi lo guarda capisce subito che l’altezza non è un valore assoluto, ma un messaggio indirizzato. E infatti il messaggio sta già ricevendo risposta.

La Jeddah Tower, sospesa tra cantieri e annunci, promette di raggiungere il primo chilometro verticale della storia. Sarà lei, quando e se completata, a togliere il primato al Burj e a diventare il nuovo grattacielo più alto del mondo. E il fatto che la sfida continui dimostra una verità elementare: la competizione non è architettonica, è antropologica”. Così scrive in suo recente articolo Ciro Marco Musella.

Storia e architettura dei grattacieli sono come gemelli siamesi intimamenti connessi, in questo caso specifico, allo sviluppo tecnologico e urbano di determinate aree. La storia dei grattacieli viaggia a ritroso nel tempo e coincide con l’esigenza di costruire in altezza avvertita come urgenza dalle grandi città americane di fine XIX secolo, quando rapida crescita demografica e alto costo dei terreni edificabili segnano il passo di nuovi trend abitativi.

Chicago docet e alla “Windy City” appartiene il primo grattacielo della storia: l’Home Insurance Building, completato nel 1885 e alto 10 piani, circa 42 metri di innovazione allo stato puro e il cui principale “meritato” fu quello di utilizzare un telaio portante in acciaio (scheletro metallico) per sostenere il peso dell’intero edificio, anziché i muri perimetrali in muratura. Risultato? Possibilità di contare su pareti più sottili e leggere.

Altra innovazione cruciale che rese praticabili gli edifici a molti piani fu l’invenzione dell’ascensore prima e del freno di sicurezza poi. Grazie ad Elisha Graves Otis nel 1853 il timore della caduta libera della cabina fu eliminato per sempre.

Arrivando agli inizi del XX secolo, la competizione tra le città e l’orgoglio nazionale alimentarono una vera e propria corsa al grattacielo più alto, che vide prevalere edifici come il World Building a New York nel 1890, seguito a ruota dal Woolworth Building e dall’Empire State Building. 

L’architettura dei grattacieli si è inoltre evoluta attraverso diverse fasi, spesso raggruppate in “scuole” o “generazioni” ma qui si aprono infiniti e paralleli capitoli. Saltando a piè pari dalla Scuola di Chicago (prima generazione) – caratterizzata da funzionalità e uso pionieristico del telaio in acciaio – possiamo tranquillamente arrivare all’Art Déco che negli anni ’20 e ’30 trasforma i grattacieli in simboli di modernità e progresso, tra pregevoli stili ornamentali e guglie elaborate, sino all’International Style quando, dopo la Seconda Guerra Mondiale, emerse uno stile minimalista, pratico e funzionale che strizzava l’occhio a facciate continue in vetro e acciaio, come ben testimonia il Grattacielo Pirelli di Milano.

Capitolo aperto è quello odierno di un’architettura contemporanea che fa del grattacielo una meraviglia dell’ingegneria, un “prodotto” capace di combinare estetica all’avanguardia e soluzioni strutturali complesse, quasi impensabili, e di cui proprio il Burj Khalifa a Dubai è esempio emblematico. 

Sdoganato dal suo status di icona americana, il grattacielo è la costruzione per antonomasia che esprime potere e trasforma in modo radicale gli skyline urbani. 

Roma da record con la Cappella della Madonna dell’Archetto

Al potere terreno fa il verso un altro potere che va oltre lo spazio conosciuto e coincide con la potenza immensa del Vaticano fra i cui infiniti gioielli si inserisce anche la chiesa più piccola d’Italia: la Cappella della Madonna dell’Archetto, nota anche come chiesa di Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae

Era il 1690 quando la marchesa Alessandra Mellini Muti Papazzurri commissionò al pittore bolognese Domenico Muratori un dipinto ad olio su pietra che doveva riprodurre l’immagine della Vergine Causa Nostrae Laetitiae. Una volta realizzata, l’opera venne collocata sotto un archetto in un vicolo tra Via di S.Marcello e Via dell’Archetto. Bisognerà attendere, però, il 9 luglio 1796 perché un prodigio avvenga, e anche degno di nota.

La Vergine mosse gli occhi! E pianse di paura di fronte al pericolo dell’imminente invasione francese nello Stato Pontificio (poi avvenuta nel 1798). A imperitura memoria di tale prodigio il marchese Alessandro Sa Vorelli Muti Papazzurri, fece costruire un piccolo tempio in stile neorinascimentale. Era il 1851. 

Caratterizzata da interni a croce latina con soffitto a cassettoni in stucco dorato, la Cappella è resa ancora più preziosa da pavimenti in marmo, sculture di angeli in gesso opera di Luigi Simonetti e da una opulenta cupola con fregi in stucco dorato e dipinti di Costantino Brumidi. Sull’altare la Sacra Immagine della Vergine, detta la Madonna dell’Archetto, guarda fedeli e visitatori curiosi da una cornice di legno dorato, ricordandoci che il vero stupore è la vita con i suoi prodigi – architettonici, artistici, religiosi o altro che si voglia – capaci di esprimere le evoluzioni dei tempi e di generare meraviglia in atti senza fine di bellezza e unicità. 

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