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Cucina italiana: il patrimonio vivente che porta dalla terra alla politica

Cucina italiana: il patrimonio vivente che porta dalla terra alla politica

TuttoFood, la fiera internazionale appena conclusasi a Milano,  è un’esperienza universale. E riflette il mondo poliedrico in cui viviamo ma altresì i valori di responsabilità, salute, inclusione che attraversano la società. 

Definirla fiera è riduttivo perché qui convergono territori, progetti socio politici, assi commerciali, alleanze e cultura del benessere. Non a caso Parma e Milano si sono unite con un occhio a Colonia, non a caso è nato un Manifesto che diventa progetto operativo, portando una Carta dei Valori per il Cibo del Futuro che parla di origine, inclusione, fiducia, trasparenza, sistemi viventi, rigenerazione. Longevità e benessere.

Abbiamo scoperto che l’agroalimentare italiano, corazzata da 72 miliardi, può portare dalla terra alla politica. E così, il cibo, in tempi difficili, diventa “la leva più potente per rigenerare il legame fra persone, comunità e pianeta”. Gli chef stellati e non fanno parte di questa narrativa straordinaria. A TuttoFood c’erano Antonio Chirico, Executive chef del ristorante “Dodici-La Locanda del Gusto” di Aversa, che ha presentato una masterclass sullo scarpariello, rivisitando la tradizione campana.

Bruno Barbieri, presente tra gli ospiti speciali allo stand Calabria Straordinaria, Carlo Cracco da Comavicola. E tanti altri nomi che portano in alto il vessillo della capacità tecnico creativa. 

L’alleanza virtuosa Parma Milano Colonia

In un mondo instabile, che cambia a velocità vorticosa, gli strumenti vanno affinati, modernizzati, concepiti alla luce di logiche nuove. Come ha detto il ministro Adolfo Urso, le fiere possono anche essere strumenti di politica industriale, soprattutto quando stringono alleanze per portare avanti una corazzata come l’agroalimentare: “un export di oltre 70 miliardi, leadership europea per valore aggiunto agricolo, un primato mondiale nella produzione DOP e IGP— con circa 900 prodotti certificati che generano nel complesso oltre 20 miliardi di valore e oltre 12 miliardi di export. Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità”.

Proprio per rappresentare al meglio questo “monolite” virtuoso, si sono unite AEFI –ente di riferimento che rappresenta il sistema fieristico nazionale e che associa gran parte dei quartieri fieristici-  e IT-Ex, la prima associazione delle fiere internazionali italiane, nata a febbraio 2024. 

“Il Governo è al fianco delle imprese per sostenere l’innovazione, la sicurezza degli approvvigionamenti e per ampliare la presenza sui mercati esteri”. In particolare, ha concluso, “con il Piano Transizione 5.0 accompagniamo la doppia transizione Digitale e Green”.

La piattaforma food and beverage si snoda anche sull’asse Parma Milano Colonia, che –ha ribadito il presidente di Fiere Parma Mosconiabbraccia le due più importanti manifatture dell’Unione Europea e – ne siamo profondamente convinti – rappresenta un esempio di collaborazione sovra-regionale fra attori pubblici e privati”. Del resto, la partnership fra Parma e la Kölnmesse è storica, visto che in Germania si tiene Anuga, un gigante fra i saloni dell’agroalimentare. 

Parma ha tenuto a battesimo Cibus, nata nel 1985 e in grado ormai di gestire e profilare i top buyers mondiali nei diversi canali. Nel territorio di Parma, Cibus ospita le marche iconiche e i DOP del made in Italy, mentre Milano offre uno scenario globale, con le IG europee e non. Infatti a TuttoFood erano presenti Food&Drink EuropeEDA (European Dairy Association), AREPO (Associazione delle Regioni Europee per i Prodotti di Origine), AIM (Association des Industries de Marque), COPA-COGECA.

L’Italia, in questo settore, tiene e la cucina italiana diventa simbolo di coesione.

Nel 2025 l’export italiano nel comparto agroalimentare è cresciuto del 5%, mettendo a segno il valore record di 72,5 miliardi nonostante lo scenario drammatico di tensioni e incertezze. Certo, si fanno i conti con una guerra paralizzante e con dazi americani che hanno prodotto un -21,9% di export verso gli USA nei primi due mesi del 2026. 

Il governo, soprattutto attraverso la Diplomazia della crescita promossa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che coordina l’azione del Sistema Italia, sta lavorando per aprire nuovi canali commerciali verso aree emergenti per consentire alle imprese italiane di conquistare nuovi mercati”  ha commentato Matteo Zoppas, presidente di ICE. Il Food Manifesto, portato con orgoglio, ha citato l’approccio già delineato da SlowFood quando ravvisò nel cibo un elemento politico e culturale – non solo economico – e ha indicato al mondo la strada di un’alimentazione “buona, pulita e giusta” come chiave per ripensare l’intero sistema alimentare. Perciò, partendo dalla Carta dei valori del Cibo del futuro, Parma e Milano, in alleanza con il Future Food Institute, si propongono di costruire una coalizione europea leggibile, che unisca agricoltura, industria, distribuzione, ricerca, salute pubblica e società civile; ma non solo.

L’obiettivo è molto ampio, oseremmo dire politico: attivare una roadmap internazionale (Parlamento Europeo, TUTTOFOOD, CIBUS, principali fiere globali) che trasformi la Carta in uno strumento di indirizzo riconosciuto. Non si tratta di “aggiungere” sostenibilità al modello esistente, ma di ripensare alla radice il modo in cui produciamo, distribuiamo e viviamo il cibo. Appaiono parole come Fiducia, Sicurezza, Origine, Patrimoni viventi.

I gusti del consumatore globale

La tradizione e il territorio rimangono capisaldi per le aziende, ma l’ottica globale e un consumatore sempre più amante delle contaminazioni portano a sperimentare “incroci” e proposte dall’identità mista. Ottimi esempi di queste evoluzioni gourmet sono la Pasta di peperoncino giallo, la liquirizia all’alloro, il cheddar stagionato con whisky gallese, il ramen saltato gusto formaggio. 

Il consumatore cerca modelli alimentari originali, spesso coerenti con la propria visione del mondo. Prendiamo ad esempio il vegan: non è più un “trend”. E’ un posizionamento che corrisponde a valori. Così nascono il pesto vegano, la crema proteica al pistacchio, i misti benessere con clementine, zucca, grano saraceno, curcuma. O i biologici alla rapa rossa. 

Anche la pinsa propone varianti: quella di un’azienda abruzzese è a basso contenuto di grassi e zuccheri, con farina di pisello.

Il Food Manifesto sottolinea proprio questo. Il cibo non più visto come fonte calorica, ma come alleato, parte della vita, nutrimento sano. 

Il mercato non ha bisogno di nuovi prodotti simili ai precedenti, ma di nuove logiche di prodotto, che favoriscano l’incontro tra mondi diversi” – afferma Riccardo Caravita, brand manager di TUTTOFOOD – “Il consumatore moderno cerca una sintesi perfetta tra salute, esperienza, praticità e identità, orientando le proprie scelte verso modelli alimentari coerenti con i valori che considera fondamentali per il proprio futuro”.

Non a caso, in fiera sono confluiti 4mila buyers da tutto il mondo, nonostante le difficoltà. Tra gli highlights della kermesse, il primo Forum Internazionale della Cucina Italiana,  organizzato in collaborazione con il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. 

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