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Da oggi la cucina Italiana diventa Patrimonio culturale immateriale dell’umanità

Da oggi la cucina Italiana diventa Patrimonio culturale immateriale dell’umanità

India, Nuova Delhi. 10 dicembre 2025. Luogo e data storici per la cucina italiana che una manciata di ore fa è stata riconosciuta ufficialmente patrimonio immateriale dell’Umanità UNESCO.

Accanto al nostro Paese anche il Giappone che ha ottenuto l’iscrizione del Washoku, pasto tradizionale basato su freschezza, equilibrio e rispetto del ritmo stagionale, mentre alla Corea è andato il riconoscimento per la tradizione del kimchi, inteso come processo comunitario di preparazione. Nella lunga lista degli ultimi anni sono entrati anche la baguette francese, celebrata per il sapere artigianale, e lo street food di Singapore che rappresenta a pieno la modernità gastronomica urbana.

Per l’Italia oggi è bastata una parola: “Adopted!» ovvero “Accolto!” e così le porte dell’Unesco si sono spalancate sulla Cucina italiana diventata Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Presente alla cerimonia anche il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani  mentre in un videomessaggio, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni dichiarava che “Siamo i primi al mondo a ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità.

Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza. La nostra cucina nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre. È un primato che ci inorgoglisce, e ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti e proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale».

L’ITALIA DEI PRIMATI

È la prima volta al mondo che una cucina nazionale venga  riconosciuta nella sua interezza gastronomica dall’UNESCO. Solitamente vengono “premiati” piatti singoli o specifiche pratiche/tecniche.

Il riconoscimento ottenuto dal nostro Paese ha un duplice valore culturale e sociale poiché tutela la cucina italiana come un  vero e proprio “sistema”, un patrimonio vivente fatto di pratiche, ritualità e un modo di stare a tavola che favorisce l’inclusione sociale e il benessere.

La candidatura è avvenuta tramite apposita presentazione di proposta intitolata “La cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale”, e avanzata nel 2023 dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste e dal Ministero della Cultura, con il supporto di associazioni culturali tra cui l’Accademia della Cucina Italiana e Casa Artusi.

In precedenza, altri elementi legati all’enogastronomia italiana avevano già ricevuto il prestigioso riconoscimento: l’Arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano (2017) e la Dieta Mediterranea (2010), riconosciuta bene transnazionale condiviso con altri Paesi. 

Questa volta, però, l’Italia ha trionfato come nessun Paese ha mai fatto prima. La nostra cucina, da oggi, risplende più che mai nel firmamento UNESCO.

Ad essere valutati sono stati ben 60 dossier provenienti da 56 Paesi ma alla fine l’Unesco ha fatto la sua scelta e ha segnato l’inizio di un nuovo corso sottolineando come il cucinare all’italiana «favorisca l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza».

La cucina italiana è inclusiva e collettiva sebbene possa essere apprezzata anche in solitaria. Presuppone un continuo scambio che supera qualsiasi barriera interculturale e intergenerazionale. E’ immensa, unica e inimitabile.

PAROLA AGLI CHEF

Appassionate le parole di Niko Romito, chef del tristellato «Reale» a Castel di Sangro, L’Aquila, che sottolinea come “la cucina italiana rappresenta soprattutto una responsabilità: questo riconoscimento ci ricorda che la nostra cucina non è solo un insieme di ricette, ma un patrimonio vivo fatto di territori, gesti, tecniche e identità. Come cuoco significa dare ancora più forza alla ricerca, alla sostenibilità, alla purezza del gusto.

È un invito a custodire e allo stesso tempo a innovare con consapevolezza”.  Gli ha risposto da Roma Heinz Beck, a sua volta chef del tristellato «La Pergola», secondo cui “nessun Paese ha così tanto da raccontare come l’Italia in materia di cucina. Questo riconoscimento, però, servirà ad accendere un ulteriore focus sul made in Italy agroalimentare. Non parliamo di un’unica cucina, ma di tante regioni, di tante ricette e tradizioni e poi di tanti prodotti e soprattutto di svariate tecniche”.

Si sono unite al coro degli chef italiani anche le voci altri straordinari Maestri, come Pino Cuttaia – chef del bistellato «La Madia» di Licata, Agrigento –  che ha parlato della cucina italiana quale “patrimonio di gesti secolari da tutelare e tramandare che appartiene a tutto il Mediterraneo. Il simbolo di questa cultura? Tonno e conserve. L’innovazione? Recuperare e conservare quei gesti che ci appartengono”. 

Gli ha fatto eco un altro grande nome della cucina italiano, lo chef bistellato Gennaro Esposito,  che a sua volta ha affermato con fermezza come «Con questo riconoscimento vengono premiate tutte le passate generazioni che hanno fatto cucina anche nei momenti difficili della storia del nostro Paese, quando si è fatto cucina con poco, quando si è fatto cucina con una matrice di semplicità, di povertà, addirittura. Oggi abbiamo più libertà di espressione, più prodotti, più strumenti, più tecnologia, e non dobbiamo fare altro che sublimare quella matrice».

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