Non si può dissociare un vino dal terreno che gli dà vita. Le 6 meravigliose etichette che colorano le bottiglie Muratori racchiudono le diverse caratteristiche delle colline glaciali, delle zone argillose e sabbiose, di quelle mitigate dalla brezzo in arrivo dal Lago di Iseo o spazzate dai venti della Valcamonica.
Dalle 26 parcelle di vigneti Muratori, sparse in 60 ettari, nascono circa 90 vini base, che poi vengono assemblati in maniera diversa.
“Facciamo circa 400.000 bottiglie l’anno –racconta a un simposio presso lo store milanese Rossi di Albizzate Muratori, terza generazione della famiglia fondatrice insieme alla sorella Michela. “Chi beve Muratori beve in gran parte Brut”. Franciacorta Brut, dall’etichetta blu cobalto, è uno Chardonnay con piccole percentuali di Pinot nero e bianco, floreale e agrumato, con una struttura di affinamento sui lieviti per ben oltre i 18 mesi minimi della disciplinare Franciacorta. Ma assaggiare anche il Millé, risultato di una selezione degli appezzamenti di sole uve Chardonnay collinari, avvolgente e limpido, dalla bolla sottile e persistente, è un’esperienza.
O il Numero Zero, a dosaggio zero, che Muratori ha creato anni e anni fa risultando pionieristica. Si sente la mano di Riccardo Cotarella, enologo ormai divenuto un’istituzione a livello internazionale, che dal 2020 assiste l’azienda del Franciacorta fin dalla vendemmia.
E questa importante collaborazione, anzi diremmo una osmosi, ha dato vita al rebranding che vede al centro il nome della famiglia, Muratori.
“Con Cotarella giunge all’apoteosi ogni valore, la disciplina, la cultura del lavoro, la perizia che ti porta a variare di mezzo grado la temperatura delle vasche o di calibrare l’ora della vendemmia”.
Il packaging tradisce una sensibilità glamour -con colori vibranti associati al nero- e non è un caso.
“Veniamo dal mondo tessile, mio nonno era produttori di filati in cotone di qualità. Poi, la concorrenza asiatica ha man mano raggiunto quegli standard a costo inferiore. E siccome l’agricoltura offriva barriere all’ingresso a protezione della concorrenza straniera, l’anima contadina del nonno ha prevalso”.
Un lavoro che parte dagli anni Novanta
In Franciacorta le colline moreniche sono collegate da lingue fluvioglaciali e da colluvi argillosi che disegnano paesaggi diversi Dagli anni 90 l’azienda sta delineando 6 unità vocazionali, così da poter rappresentare attraverso i vini tutta la variabilità pedoclimatica della Franciacorta. Le unità sono aree omogenee per caratteristiche dei suoli, vegetazione, aspetti qualitativi. Lo strumento nelle mani dell’agronomo e dell’enologo è potente, si interviene dall’impianto del vigneto alla formazione della cuvée.
E qui le alchimie, sapientemente guidate dalla mano e dal cuore di Riccardo Cotarella, fanno magie che le papille gustative e i sensi accolgono con gioia. Il Rosé è un extra Brut 50% Chardonnay e 50% Pinot nero. “L’estrazione della buccia deve essere il più limitata possibile, perché si rischia di intaccare la componente tannica”. L’affinamento sui lieviti va oltre i 30 mesi e le note sono di pompelmo, ribes rosa, ginestra.
“L’85% delle vendite, nel consorzio che raggruppa i produttori Franciacorta, si fa sui Brut. Noi ne vendiamo circa 250.000 bottiglie l’anno, con un export che si attesta intorno al 20%. Stiamo avendo segnali positivi soprattutto dall’est Europa, in particolare dalla Repubblica Ceca e dalla Polonia. Anche l’Ucraina, nonostante i venti di guerra, rappresenta un mercato attivo e che risponde al prodotto”.
Un particolare amore: Muratori e il Giappone
L’azienda è forte in Italia e in Svizzera. Ma ad amare particolarmente Il Brut, il Millé, il Numero Zero, Il Roséè, il Satèn (spumante vellutato prodotto con uve a bacca bianca) e il Simbiotico (Brut senza solfiti) è il Giappone. “I nostri vini si sposano bene con la loro cucina” spiega ancora Alberto Muratori. Ora, ci si prepara a Vinitaly 2026, reduci dal successo di Wine Paris. E si festeggia la collaborazione con Atalanta, che rende Muratori un unicum: azienda bresciana, squadra bergamasca e…vicepresidente milanista. Un’alchimia, un po’ come gli spumanti.




