Andare a Canelli e bere un vino di Coppo non è solo aprire una bottiglia o vedere cantine –cattedrale che sono patrimonio UNESCO. Significa pernottare in una villa del Seicento e godere di uno scenario impareggiabile. Fare un salto ad Ortona, magari quando Gian Nicola Di Carlo di VignaMadre organizza una giornata di campane tibetane fra i filari, rappresenta un’esperienza tanto gratificante e straordinaria quanto degustare il Pecorino.
Ecco, forse è questo che porta l’enoturismo a configurarsi come asset strategico su cui il settore sta orientandosi sempre più. Perché il terroir è un condensato di fattori geologici, culturali, antropologici, biologici. E l’Italia offre varietà emozionanti, difficilmente eguagliabili.
I dati numerici di Vinitaly vanno letti uscendo dalla gabbia quantitativa. Sono ovviamente degli indicatori da considerare per comprendere che le crisi sociale e geopolitiche riflettono cambiamenti e ne portano altrettanti.
Se guardassimo solo i numeri diremmo che il vino è in crisi: l’export nel 2025 è calato del 3,6% in valore perdendo quasi 300 milioni di euro. La Lombardia sullo scenario nazionale è in controtendenza, segnando un export in crescita del 7,1%, con un’alta percentuale di produzione certificata. In realtà è in corso un riposizionamento, una ripulitura, un cambio di mentalità come è
C’è un calo dei consumi, certo, legato alla recessione di alcuni mercati (Nord America e Europa Extra UE); ma si assiste parallelamente a una polarizzazione verso vini territoriali e di qualità artigianale.
Forte, in un momento come questo, è la necessità di offrire al cliente finale il giusto equilibrio fra costo e valore.
L’ottimo esempio del Consorzio delle Venezie
Proprio a Vinitaly, Luca Rigotti, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie, ha richiamato il ruolo della Denominazione come modello virtuoso di integrazione interregionale e come espressione di una filiera ampia, coordinata e orientata alla sostenibilità, capace di operare nell’interesse del sistema produttivo e del consumatore. Non a caso il bianco fermo prodotto nella zona è il primo per esportazioni, trainate per oltre il 40% dagli USA.
“Il successo in termini di volume non è un limite se è accompagnato da una gestione coordinata e da una visione condivisa: il tavolo interregionale del Pinot Grigio ne è un esempio concreto. La sfida è evitare la ‘commoditization’, puntando su identità, qualità certificata e capacità di fare sistema”.
E sono proprio le grandi denominazioni a dover lavorare insieme per costruire una visione complessiva convincente, come ha evidenziato Giancarlo Guidolin, Presidente del Consorzio DOC Prosecco. Il tris è identità territoriale, coerenza strategica e capacità di evolvere il posizionamento senza disperdere il valore costruito nel tempo.
La sfida è collettiva. Bisogna capitalizzare un valore territoriale unico al mondo, mantenere le identità pur nella necessità di evoluzione costante. E bisognerebbe farlo, possibilmente, con il supporto istituzionale e con meno burocrazia.
Il racconto, la poesia, la capacità creativa nel tracciare la storia di ogni prodotto, azienda, località, restano essenziali.
Un bel segnale viene dal consorzio Montecucco, che a Vinitaly ha unito le zone di Cinigiano, Civitella Paganico, Castel del Piano, Seggiano, Arcidosso, Roccalbegna e Campagnatico, nella provincia di Grosseto. Da queste zone arrivano il Montecucco Vermentino DOC, il Montecucco Rosso e Rosso Riserva DOC, fino al Montecucco Sangiovese e Sangiovese Riserva DOCG: vini coerenti, identitari, autentici. Per queste denominazioni, i segnali sono stati incoraggianti, con un aumento degli imbottigliamenti dell’11%.
Un percorso di sviluppo che si affianca a una sempre più marcata vocazione green: oggi oltre il 90% della produzione è certificata biologica e la recente nascita del Biodistretto rafforza ulteriormente l’impegno delle aziende e del Consorzio verso modelli sostenibili e rispettosi dell’ambiente.
Anche qui, l’enoturismo è un faro che rende l’orizzonte più luminoso, anche grazie alla “nuova riforma delle Indicazioni Geografiche, Reg. UE 2024/1143, che richiede ai Consorzi un ruolo sempre più attivo nella promozione dei territori”, come ricorda il Presidente Consorzio Montecucco Giovan Battista Basile.
Orientamento nella fascia più alta anche nella GDO
Virgilio Romano, Insight Director di Circana, ha presentato una ricerca focalizzata sul vino nella GDO italiana: i volumi calano, mentre il valore resta sostanzialmente stabile grazie a un progressivo orientamento dei consumatori verso prodotti di fascia più alta.
“L’analisi evidenzia un mercato in trasformazione, tra pressione sui volumi e ricerca di valore” – ha dichiarato Romano – “In questo contesto, sembra proprio che la competizione premierà gli operatori più efficienti, capaci di valorizzare il prodotto e intercettare nuovi consumatori, soprattutto nelle fasce medie e medio-alte”.
Sono gli stessi consumatori a spingere verso l’alto il prezzo medio, scegliendo vini mediamente più costosi rispetto al passato. Ad esempio, laddove i bianchi superiori ai 5 euro registrano una crescita del 2%, quelli che superano i 10 euro arrivano a un +8,4%.
Anche qui, maggiore attenzione a denominazioni emergenti e territorialità, con una miscellanea di sperimentazione da un lato e ricerca di sicurezza dall’altro.
Laddove i rossi soffrono, i bianchi fermi sono più stabili pur mantenendo segno negativo, mentre crescono gli spumanti, in particolare i rosati(+3,8%).
Una nicchia emergente è quella dei vini dealcolati: la generazione X è sempre più propensa ad atteggiamenti rispettosi della salute e sempre meno attratta dall’alcol. Per ora, la nicchia si attesta su un fatturato di 3 milioni di euro.




