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Podere 1384 e Savini Tartufi: nuovi codici tra estetica minimal e piaceri gourmand

Podere 1384 e Savini Tartufi: nuovi codici tra estetica minimal e piaceri gourmand

Dalle geometrie accoglienti di un retreat esclusivo nel cuore del Chianti – Podere 1384 – alla ricerca ancestrale nel bosco con la famiglia Savini: cronaca di un viaggio nel cuore del Chianti, dove il lusso incontra la terra e il design sfida la tradizione. Siete pronti?

Prima di partire, ricordate innanzitutto come e quanto il lusso stia cambiando pelle entrando sempre di più nella life experience quotidiana ancor prima che nei viaggi da fare o nei look da indossare.

Fa scuola l’esempio del Chianti che pur essendo la “safe zone” per eccellenza dell’eleganza rurale, sta ridefinendo il concetto di country-chic e questo grazie ad un nuovo asse magnetico che coincide proprio con Podere 1384 da un lato e Savini Tartufi dall’altro.

Entrambe le realtà offrono la possibilità di vivere il Chianti attraverso soggiorni ed esperienze che rimangono vividi nella memoria, per sempre. In questo angolo d’Italia, la Toscana smette di essere una cartolina sbiadita e diventa un editoriale vibrante, pronto per essere vissuto.

L’estetica gentile e très chic di un antico podere

Dimenticate i merletti, le ceramiche decorate e il rustico polveroso delle vecchie coloniche. Podere 1384 è un esercizio di stile dove il Medioevo incontra il modernismo più colto. Arrivare qui significa varcare la soglia di un set cinematografico: le mura in pietra antica sono state spogliate di ogni eccesso per dialogare con il cemento spazzolato, il ferro nero e pezzi di design che sembrano usciti da una galleria di Milano.

Ogni suite è una dichiarazione d’intenti: letti king-size che galleggiano in spazi ariosi, luci soffuse che esaltano le texture materiche e una vista sulle colline che funge da quadro naturale. 

La piscina a sfioro, incastonata tra gli ulivi, non è solo un luogo di relax ma un’installazione d’arte visiva. Qui il silenzio è assoluto, interrotto solo dal rumore del ghiaccio nel bicchiere mentre sorseggiate un Sangiovese d’annata vestiti con del lino strutturato o un loungewear in seta. E per i più esigenti, a disposizione anche una spa-rifugio curatissima in ogni minimo dettaglio.

Un Podere, due Anime

Podere 1384 è un vero manifesto di stile che fonde il rigore del design contemporaneo con l’anima rustica della tradizione.

Siamo di fronte ad un luogo dalla doppia anima: da un lato lei, Tatiana Perna, giovane romana e spumeggiante, che in questo progetto ha portato e continua a portare tutta la sua joie de vivre, il suo spiccato senso estetico e la sua lunga esperienza di manager nel settore hospitality & ristorazione, dall’altro lui, lo chef David Targetti, toscano di origine con un deciso background internazionale alle spalle, che oggi guida con successo il ristorante Il Sorbo, proponendo un’esperienza gastronomica basata non solo sul Km 0 reale (gli ingredienti provengono quasi interamente dall’orto della tenuta o da fornitori selezionati nel raggio di un chilometro) ma anche su piatti ricercati profondamente legati all’identità del Chianti, con decise influenze romane.

I piatti  sembrano bozzetti d’alta moda, bilanciati e audaci, opere d’arte che ben dialogano con quelle esposte ovunque all’interno della struttura e anche all’esterno dove a dominare il paesaggio ci pensano le oniriche sculture di Luigi Galligani.

Nuova esperienza di culto: ecco a voi la caccia al tartufo!

Dalla quiete architettonica del Podere ci si sposta nel cuore selvaggio del bosco. La caccia al tartufo è il nuovo golf, ma con molta più adrenalina e un outfit decisamente più accattivante. Insieme alla famiglia Savini — veri “fashionisti” della terra che hanno reso il tartufo un brand globale — l’esperienza si trasforma in un rito esclusivo.

Tutto inizia con l’incontro con il “tartufaio” e il suo compagno a quattro zampe, generalmente si predilige lo sprintoso e audace Lagotto Romagnolo, vero protagonista della giornata. Seguire il cane tra i sentieri segreti della Toscana non è una semplice passeggiata: è una caccia al tesoro sensoriale, una sorta di performance dal vivo che coinvolge istinto e stile.

C’è un’elettricità tangibile nell’aria quando il cane inizia a scavare freneticamente. Estrarre personalmente un tartufo nero o, per i più fortunati, il mitico bianco, regala lo stesso brivido di un acquisto in limited edition. È un lusso primordiale, una connessione fisica con la terra che culmina in un banchetto privato dove il bottino viene affettato generosamente su tagliolini al burro o uova in camicia.

La famiglia Savini, custode di segreti che attraversano quattro generazioni, ha trasformato il tartufo in un accessorio indispensabile per ogni tavola d’élite, dando voce ad una storia che inizia negli anni ’20 e oggi dialoga con i palati internazionali. Le botteghe Luciano Savini offrono  spazi che fondono l’estetica industriale con materiali caldi come legno e pietra, creando un’atmosfera da atelier dove partecipare a sessioni di Show-Cooking o concedersi pause gourmet magari assaggiando piatti piatti espressi, come il celebre “tagliolino al tartufo”.

E per concludere, via libera all’acquisto di prodotti “ready-to-wear” per la cucina, dal miele al tartufo al particolare “tonno del Chianti” (carne di suino lavorata secondo tradizione), fino a “Le Noir”, esclusivo capitolo della collaborazione tra Savini Tartufi ed Enoteca Pinchiorri in nome di un progetto che dà vita a una collezione di prodotti unici a base di tartufo, realizzati in tiratura limitata e destinati a canali distributivi selezionati.

“Le Noir” contiene ben il 47% di Tartufo nero pregiato, acciughe del Mar Cantabrico, pinoli, aglio e olio extra vergine di oliva.  Creato dagli Chef Riccardo Monco e Alessandro Della Tommasina insieme a Luciano Savini, questo capolavoro fonde sapidità marina e profumi del bosco per arrivate dritto al cuore (oltre che al palato) di chiunque voglia vivere questa esperienza dei sensi.

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