Siamo nella Torino degli anni Settanta. Luigi Parola, imprenditore poliedrico, riceve una telefonata dal Politecnico: bisogna trovare un modo per recuperare gli scarti di verniciatura delle auto, a quei tempi materiale di grande valore. E il dinamico imprenditore non disattende le aspettative: dopo un approfondito avallo tecnico, propone di utilizzare il recupero delle vernici automobilistiche per far pavimentazioni in resina.
A quei tempi la questione era pionieristica e Sivit, azienda fondata da Luigi Parola nel 1974 e oggi condotta dal figlio Maurizio, nacque e si sviluppò insieme al prodotto che ha contribuito a fare evolvere. Le resine, appunto. Un settore di nicchia, perlopiù industriale. La mission di Sivit era la produzione, l’applicazione e la vendita di formulati in resina per pavimenti industriali. E siccome operava nell’ambito della cultura industriale dell’area torinese, l’azienda ha inizialmente sviluppato prodotti e cicli particolarmente idonei per l’industria metalmeccanica, dove le pavimentazioni si presentano spesso fortemente degradate e soggette a pesanti sollecitazioni.
Poi, nel 94, la legge 626 determinò un cambiamento drastico: sugli ambienti di lavoro servivano pavimentazioni decontaminabili, fruibili in maniera comoda. Da quel momento, la vocazione alla scoperta e all’innovazione del fondatore si fusero con le esigenze di mercato: Sivit iniziò a essere un punto di riferimento per l’industria elettronica, alimentare, per magazzini e autorimesse, per aree espositive come musei, stadi. Di lì a poco le resine avrebbero conquistato anche il residenziale, complici le molteplici soluzioni estetiche e la passione degli architetti per questo materiale.
Intanto, Sivit certificava i propri sistemi di gestione aziendale Qualità (ISO 9001), Ambiente (ISO 14001) e Sicurezza (ISO 45001). E cresceva in modo conforme all’interesse per quel materiale eclettico, resistente e capace di risolvere molteplici problemi applicativi, qual è la resina.
La staffetta delle competenze dalla prima alla terza generazione
In Sivit si è sviluppato, naturalmente, un processo virtuoso. L’imprinting del fondatore è rimasto, formando un tessuto connettivo di ricerca e sviluppo, disponibilità totale verso il clienti, analisi dei problemi e ricerca delle soluzioni.
Sivit, da sempre guidata dalla famiglia Parola, è giunta già alla terza generazione grazie a un passaggio di testimone di padre in figlio. Oggi anche i nipoti sono attivi in vari settori apicali e operativi dell’azienda.
“Per raggiungere questi e nuovi obiettivi Sivit è alla costante ricerca di personale qualificato – spiega l’amministratore unico Maurizio Parola -. L’organico attualmente conta 45 persone ed è cresciuto in maniera continua nel tempo grazie a un buon connubio di dipendenti storici e fidelizzati che affiancano nuove leve giovani”. Questo, è un valore che molte aziende faticano a trovare: la trasmissione delle competenze fra chi è in azienda da tanto tempo e chi fa il suo ingresso con la volontà di crescere.
La passione, la competenza, la visione orientata al futuro, hanno premiato Sivit, che nel 2014 ha festeggiato 50 anni con un raddoppio del fatturato in poco più di dieci anni (6,4 milioni nel 2013, circa 10 milioni di euro nel 2023).
Il ponte proattivo con l’Università è rimasto nel DNA di Sivit. Anche perché, come spiega il prof Marco Zanetti del dipartimento di chimica di Università degli Studi di Torino, “un chimico che si laureava 50 anni fa copriva una gamma di conoscenze vastissima, oggi la chimica ha fatto passi da gigante e un laureato non può conoscerla tutta”. Perciò, la collaborazione con le aziende è un’ottima via per ampliare e settorializzare le conoscenze. Come ricorda ancora Zanetti, “l’ultimo Nobel tributato a un italiano nel settore fu quello conferito al prof Giulio Natta grazie alla collaborazione con l’industria, ergo Montecatini e Edison (catalizzatori per la funzione di polipropilene).
Oggi offriamo stage per passare in azienda e acquisire quelle conoscenze tecnologiche peculiari così come master e dottorati, che non sono solo pensati per la ricerca accademica ma per impieghi industriali”.
Un settore florido, che privilegia la flessibilità delle piccole aziende
Conpaviper (associazione italiana sottofondi, massetti e pavimentazioni e rivestimenti continui) che rappresenta le aziende operanti nell’ambito dei settori delle pavimentazioni industriali, dei rivestimenti resinosi e dei massetti di supporto, ha commissionato a Nomisma uno studio del comparto. Coinvolte, 50 aziende del settore delle resine.
Il 40% delle aziende intervistate ha un fatturato superiore ai 2 milioni di euro. Nel 2018 la più piccola fatturava 65.000 euro mentre la più grande raggiungeva i 9,3 milioni di euro. Dal 2018, il fatturato complessivo del campione è cresciuto del 40%. Il 2020 ha visto una flessione del 13,4% rispetto al 2018 a causa della pandemia, ma il settore ha recuperato rapidamente nel 2021, registrando un +13,7% sullo stesso anno. La crescita è proseguita nel 2023, con un aumento del 12,6% rispetto al 2022.
L’attenzione alla sostenibilità, la formazione continua e la propensione a innovare sono un denominatore comune alle aziende del comparto. Un bellissimo dato riguarda le microaziende, con un fatturato sotto il milione di euro: nel 2018 sono cresciute del 160,6% mentre nell’ultimo anno hanno segnato un +12,7%.



