L’universo del design contemporaneo non è fatto solo di forme e di storie ma anche e soprattutto di attriti e di visioni che sfidano la banalità del quotidiano guardando ad un futuro che è già…adesso.
In questo panorama, la figura visionaria di Francesco Scullica –protagonista di rilievo del design italiano, attivo contemporaneamente nella formazione accademica, nella ricerca scientifica e nella consulenza strategica – sta segnando il passo di un nuovo approccio al modo di concepire lo spazio abitato affinché il design stesso non si esaurisca in un atto isolato.
Design, Ospitalità e Ibridazione degli spazi
Esperto di ospitalità, tanto da essere voce fra le più autorevoli nel Design for Hospitality, Scullica studia l’ibridazione degli spazi cercando di capire come, ad esempio, hotel, ristoranti e ambienti pubblici possano davvero evolversi per rispondere ai nuovi bisogni dei viaggiatori, grazie ad una fusione progressiva fra progetti che fondono il mondo del lavoro (working) con quello per l’appunto del viaggio (living and travelling).
A partire dall’Italia, il modo di concepire il design è sempre più un manifesto di resistenza contro l’usa e getta, un inno alla profondità che si nasconde dietro ogni curva e ogni materiale. Scullica, a tal proposito, ci insegna con estrema delicatezza l’importanza di un dialogo costante tra l’uomo, l’oggetto e l’ambiente circostante. In un’epoca dominata da una digitalizzazione spesso fredda e alienante, la sua visione riporta al centro l’emozione pura.
La casa contemporanea diventa ecosistema fluido
Progettare significa, per lui, interpretare i nuovi riti del vivere: la casa non è più solo un rifugio, ma un ecosistema fluido dove il lavoro, il relax e la socialità si fondono senza soluzione di continuità. La bellezza senza funzione diventa quindi sterile, e a sua volta la funzione senza anima è puro rumore di fondo. Qual è allora il messaggio? Bisogna imparare a “sentire” il design puntando su una sensibilità tattile e cromatica che non insegue le mode del momento ma cerca di costruire icone destinate a durare. Solo cosi il design impara ad ascoltare il tempo e a rispettare la sostenibilità in un continuo atto d’amore verso il futuro.
Ciò che rende l’approccio di Scullica così appassionante è la capacità di vedere l’invisibile. Dove altri vedono un mobile, lui vede una relazione. Dove altri vedono uno spazio vuoto, lui vede un’opportunità di benessere. In un mondo che corre troppo veloce, il suo design invita a fermarsi e a toccare con mano la qualità del pensiero trasformato in materia.
Quando il vivere diventa “collettivo”
Professore Ordinario (Design degli Interni) presso il Politecnico di Milano e coordinatore scientifico di master internazionali prestigiosi, come l’Interior Design Master (MID) e il master in collaborazione con la Tongji University di Shanghai, Scullica è un esempio eccelso di italiano che sta facendo la differenza con il suo pensiero e i suoi progetti, in tutto il mondo, volti a ridefinire il confine tra ospitalità, lavoro e rigenerazione urbana in nome di un vivere collettivo e coeso.
Uno dei pilastri della sua attività recente riguarda l’impatto dei grandi eventi sul territorio in generale e sull’hospitality montana in particolare, come hanno dimostrato le recenti Olimpiadi di Cortina 2026. Fondamentali e ricche di ispirazione le sue molteplici riflessioni non solo sul legame tra Sensi e Ospitalità attraverso lo studio di come la sensorialità guidi il progetto degli spazi Horeca ma anche sull’importanza della cura dei luoghi nel contesto urbano, passando per sostenibilità domestica, laddove casa e oggetti d’uso quotidiano diventano “strumenti” capaci di “educare” a comportamenti responsabili.
Sostenibilità come approccio sistemico e Design Biofilico
Per Francesco Scullica, la sostenibilità non è un semplice “bollino” da applicare a un oggetto. Assolutamente no. È un approccio sistemico che intreccia etica, educazione e benessere umano, distaccandosi dall’estetica puramente “green” per concentrarsi sulla sostanza del progetto e sull’essenza più autentica del design chiamato a promuovere comportamenti virtuosi. Merita parimenti attenzione a questo punto anche il Design Biofilico, basato sull’integrazione di elementi naturali per migliorare la salute mentale e la coesione sociale negli spazi costruiti.
La complessità dell’Interior Design e il ruolo dell’artigianalità
Nel passaggio dall’architettura (regolata da protocolli rigidi) all’Interior Design, Scullica rileva un ulteriore complessità sostenendo che l’artigianalità gioca un ruolo primario ma rende più difficile certificare ogni singolo parametro. È infatti necessario ridurre l’impatto dei processi di lavorazione, non solo scegliere il materiale giusto. Il tema del “second hand” e della riproposizione di oggetti esistenti in chiave contemporanea è insomma fondamentale.
Parola di un italiano che sta ridisegnando i confini del design.




