Sono fra le 500 e le 780.000, le aziende edili italiane. Gran parte di esse è una PMI. Ed esistono micro competenze artigianali che rappresentano l’ossatura del sistema. Ma vanno incontro a un cambiamento di scenario che coinvolge tutte le professioni chiave, non tanto nella sostanza bensì nelle modalità organizzative.
“Bisogna ridurre al massimo i tempi di cantiere. Ogni volta che si apre un cantiere è come se si aprisse una fabbrica in un posto diverso, con persone diverse, tempi che dipendono da una molteplicità di fattori, imprevisti e –giocoforza- costi. Oggi, il trend in atto è portare sul cantiere gran parte del lavoro già prefabbricato e preassemblato”.
A spiegarci lo stato dei fatti è Angelo Luigi Marchetti, Presidente Federazione Filiera Legno e titolare di Marlegno, intervenuto di recente a un simposio organizzato da Banca Intesa con la partecipazione di imprenditori ed esperti di internazionalizzazione e finanza.
“Le grandi imprese nel nostro settore sono pochissime. Abbiamo invece tante micro-piccole imprese coordinate da general contractor, ma restano le inefficienze e le incertezze legate al cantiere, così come lo abbiamo concepito fino a oggi. Ovvero, professionisti che arrivano, svolgono le loro mansioni specifiche senza preoccuparsi di chi li ha preceduti e di chi prosegue il loro lavoro. Al direttore dei lavori l’arduo compito di dirimere tutte le continue urgenze del cantiere”.
Adesso, cambia radicalmente la prospettiva. Le nuove tecnologie abilitanti consentono di programmare e di poter dar corso a tutte l fasi della costruzione in modo che il cantiere proceda con meno imprevisti e meno inefficienze. Più assemblaggio/montaggio, meno opere realizzate sul posto.
“Anche in Marlegno, abbiamo completamente cambiato approccio: se prima la parte produttiva era maggioritaria rispetto a quella progettuale, oggi si sono ribaltate le parti e possiamo contare su un ufficio tecnico di 45 professionisti che prendono in mano la commessa, la progettano, la gestiscono, secondo una logica di ingegnerizzazione di tutti i processi –prosegue l’imprenditore – dalla profabbricazione, alla logistica, al cantiere ed alla manutenzione vita natural durante dell’edificio.
È sempre più un ambito altamente qualificato. Se all’inizio la percentuale di laureati era il 10, ora su 80 persone il 60% ha una laurea e il 30% un diploma”.
“Prefabbricare” sempre più in azienda e ridurre i tempi di cantiere
In fabbrica impostare i processi e produrre risulta molto più semplice. Con maggiore qualità e in sicurezza. Ma cambiano le competenze operative e il modo in cui si svolge il lavoro nel suo complesso.
“Usiamo piattaforme BIM (ambienti digitali collaborativi, ndr) che ci consentono di progettare tutto a tavolino (virtuale); geometri, ingegneri, architetti e impiantisti si confrontano contemporaneamente al fine di individuare e risolvere tutte le criticità prima della loro esecuzione, condividendo tutte le informazioni, i temi ed i budget ”.
Perciò, l’immagine del muratore con una grande capacità manuale, è importante ma non è più centrale. “Non porterebbe maggior valore, se fine a sé stessa. Servono maestranze che abbiano la capacità di saper fare, ma soprattutto di comprendere i processi e l’interazione con tutte le altre figure che sono parte del progetto. Non si tratta di essere solo meri esecutori, ma parte di un gruppo articolato, in cui tutti gli operatori sono coordinati nel raggiungimento di un obiettivo comune e condiviso”.
Si tratta, insomma, di coinvolgere tutti gli attori. “Anche il direttore di cantiere deve avere la capacità di non subire il cantiere ma di gestirlo insieme a tutti gli altri operatori, nel rispetto della sicurezza, delle performance e della qualità, del rispetto dei tempi e dei costi”.
La casa? Non più un bene eterno ma un asset
Nelle nuove logiche di mercato, la casa è un bene finanziario. “Non più concepito solo come patrimonio immobile per la vita, ma come servizio che genera valore per l’investitore. Perciò, una progettazione accurata permette non solo di ridurre i consumi energetici e di massimizzare il confort ed il benessere degli utilizzatori, ma anche di programmare la manutenzione, per mantenere nel tempo alto il valore dell’investimento”.
Un bell’esempio sono i moduli prefabbricati che Marlegno sta progettando per la Danimarca, destinati alla costruzione di alberghi. “La prefabbricazione off-site tridimensionale ci permette di essere competitivi ed attrattivi anche per i mercati esteri. In edilizia è difficile internazionalizzare, è necessario essere presenti in loco ed organizzati sui territori che si intendono sviluppare, per poter gestire al meglio l’evoluzione del cantiere”.
Perciò, lo scenario cambierà le modalità operative del cantiere, usando sempre più le tecnologie abilitanti come leva di competitività.
“Oggi l’AI ci dà un respiro diverso. Stiamo formando competenze interne, in modo che, sulla base delle tecnologie disponibili, si possano migliorare i processi in riferimento alle nostre esigenze specifiche. E per farlo devi conoscere sia le nuove tecnologie che le procedure e le modalità operative dell’azienda. L’investimento sulle persone diventa così strategico per poter ridurre i tempi e migliorare la qualità di quanto realizzato. Meno errori più efficienza. ”. Un buon esempio arriva proprio dalla esperienza personale di Marchetti. “Quando ho iniziato a disegnare con Autocad connettevo punti con linee in un ambiente bidimensionale, oggi si disegna in più dimensioni. Gli strumenti evolvono continuamente e le competenze devono andare di pari passo”.
Quando alle dimensioni aziendali, il settore è fatto di moltissime micro-piccole aziende.
“Le imprese di costruzioni devono crescere e strutturarsi per essere in grado di relazionarsi con investitori sempre più esigenti, devono padroneggiare sia le certificazioni di qualità che le tematiche ESG. E saper collaborare anche con le altre imprese”.
Un punto deve essere chiaro: gli artigiani, in edilizia, sono preziosi e sempre lo saranno. “Sono competenze importantissime e come tali avranno sempre un ruolo chiave”.




