“Una è più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di se stessa”, così Agrado, la debordante prostituta transessuale creata dal genio di Almodovar, concludeva il suo monologo sulla bellezza (e non solo) in “Tutto su mia madre”.
Quella bellezza – autentica ma accattivante, semplice ma irriverente, cercata ma non sempre trovata – è oggi il punto di partenza dell’accettazione di sé in favore di un lasciarsi andare che trova tutta la sua essenza nello stile “messy chic”.
“È l’estetica che celebra l’imperfezione, la nonchalance, il disordine, la vulnerabilità emotiva.(…) Si presenta come critica dell’iper-produttività, ma anche delle ingiunzioni e degli standard di bellezza propri della tendenza “clean girl”. Oppone al controllo un’estetica della falla, del caos. Una sorta di burn-out stilizzato” volendo riproporre una recente e accurata analisi di Sophie Abriat.
Essere “messy chic” oggi: cosa significa?
Ma cosa significa davvero, oggi alle soglie del 2026, essere “messy chic”? Beh, significa adottare un look che sa tenere in perfetto equilibrio lo stile disinvolto con un’estetica curata e intenzionale senza dunque apparire trasandati. Anzi!
Quella che si va a rricreare è un’atmosfera casual e rilassata con un tocco di raffinatezza, che trova i suoi elementi identificativi es espressivi in un look dominato da contrasti di texture e volumi. Capi voluminosi e morbidi (come maglioni oversize o blazer destrutturati) si mescolano in modo ardito a pezzi più sartoriali o addirittura aderenti (come pantaloni a sigaretta o gonne midi in seta).
Lo stile, insomma, è “un-done”: cerca quell’effetto “appena svegliata ma comunque favolosa”. E questo si applica, ad esempio, ai capelli leggermente spettinati, al trucco minimalista e ai vestiti che sembrano scelti senza sforzo, anche se in realtà sono ben studiati.
La palette di colori vira invece su tonalità neutre dal beige al bianco, dal grigio al nero, per mantenere un aspetto sofisticato e fare in modo che la sostanziale monocromia aggiunga un tocco di immediata eleganza al “disordine” (apparente, ricordiamolo!) delle forme.
Facendo un volo radente sugli accessori strategici, possiamo invece notare come e quanto lo scenari cambi. Infatti, quasi a voler contrastare un abbigliamento volutamente informale, ecco comparire borse strutturate, gioielli audaci ma minimalisti e scarpe di design che danno un tocco “very cool” all’ outfit.
Anarchia dello stile e passione vintage: da Chanel a Prada la borsa è “messy chic”
L’estetica, emersa con forza dalle passerelle della Milano Fashion Week Autunno/Inverno 2025 e Primavera/Estate 2025, celebra l’anarchia dello stile in un mix & match audace di colori e stili apparentemente improbabili. Esalta le sovrapposizioni con l’uso di strati, spesso oversize, per creare volume e texture. Si caratterizza per dettagli fuori dagli schemi tanto che gli elementi sembrano casuali o persino imperfetti ma in realtà tutto è frutto di una scelta stilistica precisa. Rende omaggio all’eleganza che nasce dal caos, portando in strada look comunque raffinati e spesso definiti anche “lazy luxury”.
Tra gli accessori informi ma autentici, imperfetti ma capaci fi far sognare, c’è un accessorio femminile per antonomasia seppur sdoganato sul fronte maschile: la borsa. E a renderlo ancora più iconico ci ha pensato Chanel che propone una rivisitazione bizzarra, ma in linea con i tempi, del modello 2.55 creato nel 1955 da Gabrielle Chanel: trapuntata con motivo matelassé e dotata di tracolla a catena a maglie piatte, con chiusura a girello Mademoiselle, oggi questa borsa è completamente destrutturata, caratterizzata da curve irregolari che ne impediscono la chiusura.
Paradosso e illusione. Immagine o realtà. Forse, come Magritte al tempo di “Ceci n’est pas une pipe”, anche Chanel ci invita a riflettere sulla differenza tra oggetto creato e oggetto proposto: una borsa che non custodisce, che non può essere chiusa, che non è più tale nell’accezione più stretta e comune del termine. Una borsa che va oltre il suo significato, che è oggetto per sognare e a cui attribuire emozioni, senso e funzioni come ognuno desidera.
In questo complesso universo di borse e significati nascosti si cela anche un’intramontabile passione per il vintage e che Prada ha saputo riassumere dando vita, per l’autunno inverno 2025-2026, a delle deliziose borsette dal design rétro effetto usurato, realizzate in pelle fintamente scolorita e graffiata. Anche questa, del resto, rappresenta un’eclettica e quanto mai insolita declinazione della borsa imperfetta: forma, lavorazione e materiali sino ai dettagli sono un inno in chiave fashion alla meraviglia e all’unicità.
Le nuove creazioni firmate da Miuccia Prada e Raf Simons ricordano con una certa nostalgia le borse di un tempo, quelle che le nonne ci hanno lasciato in eredità e che da qualche parte, nascosto, racchiudono un monito: osare l’audacia dell’imperfezione, la bellezza debordante dell’essere se stessi e la capacità di combattere con fierezza l’omologazione di massa.



