Stile ed economia per chi guarda avanti

La Ville Lumière: tra le vie del lusso e le location che hanno fatto la storia della Moda

La Ville Lumière: tra le vie del lusso e le location che hanno fatto la storia della Moda

Dopo New York, Londra e Milano, Parigi chiude ufficialmente il mese delle fashion week con passaggi simbolici e di grande emozione, affermandosi sempre di più come centro della moda globale. E noi vi raccontiamo l’atmosfera suggestiva e ammaliante, tra passerelle, eventi, ristoranti super glamour, prestigiosi hotel di lusso e indirizzi iconici dell’Haute Couture.

Riflettori puntati sulle passerelle parigine. La Ville Lumière, tra musei, Palazzi Istituzionali, giardini, spazi industriali e scenografie monumentali, è scenario della fashion week che, dopo New York, Londra e Milano, chiude la presentazione delle collezioni Donna, del prossimo Autunno-Inverno, tra debutti, seconde passerelle, momenti attesissimi e grandi assenti.

La fashion week parigina  è segnata da passaggi simbolici e di grande emozione: il debutto di Antonin Tron per Balmain; la seconda volta di Pierpaolo Piccioli per Balenciaga e di Duran Lantik per Jean Paul Gaultier; la commozione di  Pieter Mulier che presenta la sua ultima sfilata per Alaïa, prima del suo passaggio ufficiale da Versace; l’assenza di Valentino che, a un anno dal debutto parigino di Alessandro Michele, sfilerà a Roma, giovedì 12 marzo, fuori calendario; l’attesissimo show di Jonathan Anderson che, fresco di debutto nell’Haute Couture, ha presentato nei Jardin des Tuileries, la collezione AI di Dior, portando in scena l’opulenza di architetture paesaggistiche tra drappeggi, balze e volumi scultorei.

Glamour, suggestiva, ammaliante, Parigi si afferma sempre più come centro della moda globale, capace di riscrivere i codici del lusso tra l’audacia dell’innovazione di designer emergenti e la storia delle grandi Maison. 

E la magia dell’atmosfera che si respira durante la settimana della moda è talmente coinvolgente che ci si sente protagonisti del glamour delle passerelle, sedotti dall’eleganza delle vie del lusso e delle location che hanno fatto la storia della cultura della moda, che diventano palcoscenico di sogni e celebrano la bellezza e la creatività.

Mi sono spostata tra passerelle, eventi super glamour, ristoranti stellati, rinomati hotel di lusso e location del jet set internazionale per scoprire il messaggio di una Parigi che, ancora una volta ha tracciato le linee della moda del futuro, ma voglio raccontarvi un’experience incredibile nel più iconico indirizzo dell’Haute Couture.

Hôtel Plaza Athénée Exterior Dorchester Collection

Siamo al 25 di Avenue Montaigne, una delle vie più prestigiose e più lussuose al mondo, patria dei grandi marchi, e tra le più eleganti, raffinate ed esclusive strade della capitale francese, In posizione privilegiata tra la Senna e la Tour Eiffel. Siamo al Plaza Athénée, l’hotel che incarna la leggenda della moda parigina grazie alla storia del suo legame con la Maison Dior, con cui condivide la stessa visione del lusso, iniziato nel 1947, quando Christian Dior apre la sua casa di moda in Avenue Montaigne per essere vicino a Plaza Athénée, e che continua oggi con la Dior Spa all’interno dell’hotel. 

Hall

Superata la porta girevole incisa con un motivo delle quattro stagioni, ci si sente proiettati in uno scenario patinato dell’Alta Moda. La hall, dalla forma arrotondata appare come il set di una sfilata. Le bracciate di fiori contribuiscono a magnificare il luogo. Sul pavimento, composto da un mosaico di pietre disposte come raggi di sole, punteggiato da cabochon neri, si distende un tappeto ispirato a un motivo cristallino, che richiama il grande lampadario centrale.

la galerie

Le camere e le suite, in linea con atmosfera da fiaba dell’hotel il cui motto è “C’era una volta, il Palazzo di domani”, sono dei veri appartamenti parigini con uno stile classico o Art Déco.

Mentre i primi sei piani si immergono in un classico universo haussmanniano, con mobili autentici e soffitti alti, il settimo, recentemente ristrutturato dall’agenzia Moinard-Bétaille, e l’ottavo piano, in stile Art Déco, sono un’ode alla geometria. Le Suite Eiffel offrono una splendida vista sulla Torre Eiffel e la Royal Suite di 450 metri quadrati è una delle suite più spaziose di Parigi.

Un sogno autentico di una Parigi senza tempo, un luogo mitico nel cuore della storia, il centenario Palazzo, tra i più esclusivi al mondo, ospita uno dei ristoranti più lussuosi della Francia: Jean Imbert au Plaza Athénée che ha aperto i battenti nel 2022 (lo chef Jean Imbert, alla guida dell’intera ristorazione dell’hotel, si è succeduto ad Alain Ducasse, tre Stelle Michelin) e solo 9 settimane dopo l’inaugurazione ha ricevuto la sua prima stella Michelin.

Chef Jean Imbert

La scena è dominata da un tavolo reale in marmo rosa Breccia e dalle 20 mila foglie d’oro che adornano la sala. La mise en place è estremamente elegante, ricca, opulenta. Regale. Come la cucina dello chef che, ispirata alle grandi tradizioni della cuisine française con ricette che hanno plasmato l’età dell’oro della gastronomia in tutto il mondo, “rende omaggio alle tradizioni e alla storia del Palazzo, ma con un’atmosfera e un ritmo freschi, festosi” commenta François Delahaye, GM dell’hotel e direttore operativo di Dorchester Collection. 

Jean Imbert au Plaza Athénée restaurant entrance

Quando si varca la soglia del ristorante gastronomico ci si sente immediatamente trasportati in un mondo senza tempo, “è come vivere il sogno di cenare, in un’altra epoca, ai tavoli di Auguste Escoffier, François Vatel o Marie Antoine Carême” racconta lo chef. E la serata, scandita da una sequenza di sapori (con magistrali abbinamenti di vini scelti tra le 40 mila prestigiose bottiglie della cantina dell’hotel, da Laurent Roucayrol) e un’elegante coreografia orchestrata del direttore del ristorante, Denis Courtiade, uno dei più rinomati maetre d’hotel al mondo, si svolge in sublime armonia.

Jean-Imbert au Plaza-Athénée dining room overview

Una cucina classica che trascende le tendenze del corso dei secoli ma rimane profondamente moderna. Ogni piatto, creato dallo chef con il supporto del suo team di cucina guidato da Jocelyn Herland e Mathieu Emeraud, è un omaggio a una ricetta iconica della tradizione francese, come le “Langoustines à la Parisienne”, cotte nel court-buillon e poi raffreddate. (Gli scampi e aragoste cotti in questo modo si trovavano sui banchi dei mercati e sono descritti dettagliatamente da Émile Zola ne “Le Ventre de Paris”, 1873) o “La Brioche Marie Antoinette”, soffice e leggera, con una opulenta farcitura di caviale, ispirata ad una frase che Marie Antoinette avrebbe risposto al popolo che era rimasto senza pane: “che mangino brioche!”.

Ad affascinarci con il racconto (in un perfetto italiano) di piatti e aneddoti, Anna Crupano. A conclusione della cena suona un campanello, si abbassano le luci e magicamente si apre una finestra sul laboratorio dei dessert diretto da Angelo Musa, dove i pasticceri aggiungono gli ultimi ritocchi alle creazioni del giorno: l'”Ambassadeur”, decorato a mano con petali di rosa, il “Fontainebleau” con latte dell’Île-de-France, la “Crêpe Soufflée à la clémentine”, flambé al Grand Marnier al tavolo, o il “Puit d’amour”, scottato al momento con un ferro rovente.

Colazione

Un trionfo di dolci tradizionali che hanno contribuito a fare della pasticceria francese un punto di riferimento globale. Nella stessa sala, di straordinaria bellezza, si svolge le petit-déjeuner, a mio avviso, una delle colazioni più buone (e belle) al mondo.

ARTICOLI CORRELATI