Inserito tra i più importanti protagonisti dell’avanguardia italiana del Secondo Dopoguerra, Fabio Mauri “rivive” all’ombra della Madonnina nel capoluogo lombardo grazie a una mostra a lui dedicata e realizzata dall’Associazione Genesi, negli spazi di Triennale Milano che fino al15 febbraio 2026 ospiterà “Fabio Mauri. De Oppressione”.
Nato a Roma nel 1926, Mauri si è spento il 19 maggio 2009: cadrà il prossimo anno, nel 2026, il centenario della sua nascita che prevede la pubblicazione del catalogo generale delle sue opere nonché una serie di celebrazioni ed eventi, incluse intense retrospettive come quelle del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e del Mudam in Lussemburgo.
Artista e intellettuale, scrittore e drammaturgo, Mauri è stato capace di interrogare come pochi altri il “secolo breve” nelle sue contraddizioni, sovente e comunque in equilibrio tra memoria, ideologia e potere delle immagini.
Intensa anche la sua carriera sia editoriale (come Presidente di Messaggerie e Garzanti) sia accademica, insegnando Estetica della sperimentazione all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.
La sua vasta produzione – che ha spaziato dalla pittura al disegno, dalla scultura alla performance, dall’installazione alla scrittura, inclusi i collages – trova il suo segno distintivo nella tensione costante tra dimensione individuale e collettiva, tra simbolo e documento, tra etica e determinismo storico.
Fin dagli Anni Cinquanta ha percepito la potenza e l’ambiguità dello schermo, concependolo come soglia e filtro, superficie neutra e al tempo stesso dispositivo di proiezione e manipolazione, emblema di una società che si andava progressivamente definendo come “società dello spettacolo” e che oggi, attraverso il computer e i social, è divenuta una vera e propria “società dello screen”. Dalla fine degli anni Sessanta ha inoltre anticipato il tema, oggi attuale, del corpo come luogo di memoria e di riflessione critica sull’oppressione, sulle ideologie e sulla possibilità di trasmettere esperienze traumatiche collettive.
Le opere di Mauri sono state esposte in numerose gallerie italiane e svariati musei internazionali, tra cui il Museo MADRE di Napoli, il Castello di Rivoli e ultima la Triennale di Milano, senza dimenticare le partecipazioni a rassegne di primo piano come la Biennale di Venezia (1974, 1978, 1993, 2003, 2013, 2015).
Particolarmente apprezzato per aver esplorato il rapporto tra ideologia, storia e arte, utilizzando quest’ultima come strumento d’eccezione per scandagliare e mettere in discussione i linguaggi tanto della cultura quanto del potere, Mauri ha l’importante merito di aver anticipato, sin dalla fine degli anni Sessanta, il drammatico tema dell’oppressione nelle sue possibili declinazioni tipologiche, cronologiche e geografiche.
La mostra in Triennale Milano si concentra su un nucleo di opere iconiche realizzate tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Duemila, aventi come matrice comune il tema dell’oppressione, in particolare nelle sue declinazioni legate alla cultura, all’identità e all’ideologia, indagando come nella storia e in diversi contesti geografici questi tre concetti siano divenuti motivi di sopraffazione. (Ilaria Bernardi, curatrice della mostra)
Durante la mostra saranno attivate visite guidate, workshop e incontri educativi co-organizzati da Genesi insieme ai propri enti patrocinanti, tra cui Università Cattolica, FAI, Gariwo – la foresta dei Giusti e Robert F. Kennedy Human Rights Foundation Italia. Queste attività, pensate per un pubblico di tutte le età, offriranno strumenti di lettura non solo della poetica di Mauri ma anche dei temi universali che essa affronta, in un incontro felice di arte, riflessione critica e partecipazione collettiva.
Il primo appuntamento del programma pubblico è previsto per mercoledì 10 dicembre alle ore 18.00 e vedrà protagonista Carolyn Christov-Bakargiev, presidente del comitato scientifico dello Studio Fabio Mauri nonché curatrice del catalogo generale, edito da Allemandi e Hatje Cantz, la cui versione digitale sarà presentata in anteprima per l’occasione.
Tra le storiche opere in mostra ci saranno anche l’installazione Amore mio (1970) sul tema della morte, mai più esposta in Italia dopo la sua presentazione all’omonima rassegna tenutasi a Montepulciano nell’anno della sua realizzazione; Manipolazione di Cultura (1974), Europa bombardata (1978) e I numeri malefici (1978), lavoro in cui l’artista rivela come l’errore di calcolo e di giudizio possano essere materia di interpretazione dell’Uomo e della Storia. Altrettanto dirompenti le opere dei decenni successivi e alcune delle quali in mostra, tra cui Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), Cina ASIA Nuova (1996) e Rebibbia (2007) esemplificative della sensibilità dell’artista di percepire e interpretare ogni tipo di sopruso, anche il più individuale e personale, come parte della Storia.
L’esposizione sarà inoltre accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, con un testo di approfondimento della curatrice, una cronologia sulla vita e sulle opere dell’artista, schede sulle opere esposte, immagini e fotografie storiche provenienti dall’archivio dell’artista.
“La mostra in Triennale desidera testimoniare quanto Fabio Mauri sia stato non soltanto un artista di indubbio valore, ma al contempo un raffinato e lungimirante intellettuale, capace di leggere nella Storia passata e presente i germi della Storia futura. Anche per questa ragione la sua rilevanza nella Storia dell’arte cresce e si rende ancor più evidente col passare del tempo: le sue opere, dalla forte valenza sociale, indagano i meccanismi con cui la Storia, individuale e collettiva, si dipana all’interno di un determinismo storico che purtroppo ogni volta sembra confermare la veridicità dei ‘corsi e ricorsi storici’ di Giambattista Vico” (Ilaria Bernardi).



