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Il risveglio del Sognatore: la nuova formula della Querini Stampalia

Il risveglio del Sognatore: la nuova formula della Querini Stampalia

Tra le calli di Santa Maria Formosa, l’istituzione veneziana per eccellenza – la Fondazione Querini Stampalia sotto la direzione di Cristiana Collu– firma un palinsesto d’avanguardia che rilegge le radici settecentesche e il guscio di Carlo Scarpa, consacrando il museo a salotto intellettuale della Laguna.

Venezia torna a farsi carne, pensiero, ossessione contemporanea. Per scoprirlo bisogna varcare la soglia d’acqua del palazzo che ospita appunto la Querini, felicemente lontana dai flussi del turismo bulimico e da sempre il segreto meglio custodito dagli esteti internazionali. 

Oggi, però, questo avamposto di austera eleganza patrizia si concede una metamorfosi radicale, svelando un coraggioso programma di rinnovamento ideato per riscrivere le regole dell’esperienza museale. Non si tratta di un semplice restyling, ma di una vera e propria rinascita curatoriale che trasforma la dimora storica in un dispositivo sensoriale ed emotivo, capace di far dialogare i fasti del Settecento con l’audacia del presente. 

Il Palinsesto dei Maestri: la stratificazione del vetro e della pietra

La grandiosa unicità della Fondazione risiede nella sua pelle architettonica, un miracoloso spartito a più mani dove il restauro contemporaneo non cancella il passato, ma lo esalta per contrasto. Il recente programma di rinnovamento celebra proprio questa geniale stratificazione di interventi d’autore.

Il viaggio comincia dal piano terra, dove tra il 1959 e il 1963 Carlo Scarpa compì il suo capolavoro d’eresia lagunare. Invece di respingere l’acqua alta, Scarpa la accolse all’interno dell’edificio, incanalandola in paratie perimetrali di cemento, ottone e travertino. Il portego restaurato è diventato un’icona assoluta, un gioco cangiante di riflessi dove la pietra dialoga con la marea e si apre su un giardino segreto dominato dall’acqua.

A questa poetica del frammento si è agganciato negli anni Novanta il rigore geometrico di Mario Botta. Il maestro svizzero ha ridisegnato i servizi, l’area di accoglienza e la corte interna, integrando una nuova scala monumentale e un auditorium sotterraneo, ridefinendo i flussi organizzativi della struttura in perfetta continuità spaziale con l’eredità scarpiana.

Il restauro filologico al terzo piano

L’ultimo tassello di questo straordinario restauro architettonico porta la firma dello studio AMDL CIRCLE di Michele De Lucchi. L’intervento ha interessato gli spazi del terzo piano del palazzo cinquecentesco, precedentemente sacrificati a uffici amministrativi e ora riconsegnati alla fruizione pubblica.

L’operazione di De Lucchi è stata guidata da una profonda opera di sottrazione e ripristino filologico partendo dalla rimozione dei cartongessi per far riemergere le antiche murature e le tracce dei decori originari fino al cannocchiale ottico ovvero alle porte monumentali che sono state riallineate lungo un unico asse visivo, ricreando la spettacolare sequenza di sale comunicanti tipica della biblioteca e del museo storico dei piani inferiori.

Il palinsesto delle mostre

Questo rinnovato guscio architettonico fa da palcoscenico ideale a un palinsesto espositivo d’avanguardia che, in concomitanza con la Biennale d’Arte, trasforma radicalmente l’identità delle sale. 

Il fulcro nevralgico è The Dreamer, una mostra-concetto che scardina la tradizionale e talvolta polverosa rigidità della quadreria permanente. Il progetto espositivo è concepito come una successione di veri e propri set cinematografici e palcoscenici teatrali: i capolavori storici — dalle enigmatiche Sibille di anonimo veneto alle vivide Scene di vita veneziana di Gabriel Bella, fino ai preziosi ritratti di Pietro Longhi e al capolavoro di Giovanni Bellini— escono dalle proprie cornici logiche e si innestano con le opere di sei artisti contemporanei: Chiara Bettazzi, Emanuele Becheri, Giusy Calia, Daniela De Lorenzo, Silvia Giambrone, Daniela De Lorenzo.

Diventano invece elementi scenici pronti a dialogare con le passioni intime e i desideri visionari di Giovanni Querini Stampalia, l’uomo che nel 1869 scelse di donare alla collettività il proprio patrimonio affinché rimanesse un luogo di viva educazione. 

Il percorso espositivo proposto dalla Fondazione si arricchisce e si contamina attraverso un cortocircuito di rara intensità visiva con Nigel Cooke: Bad Habits. La prima personale italiana dell’artista inglese nasce direttamente da un progetto di residenza tra le mura della Fondazione. I suoi nuovi dipinti stabiliscono una straordinaria continuità ideale con l’ambiente in cui hanno preso forma, inserendosi come incursioni psicologiche e cromatiche tra i velluti del palazzo.  

Imperdibile anche Cosmotechnics del maestro cinese  Ding Yi che con le sue ipnotiche e rigorose astrazioni geometriche ridefinisce spazio e superfici storiche attraverso reticoli di segni capaci di intercettare la luce veneziana per poi restituirla in tutto il suo nostalgico incanto.

Emozioni e immagini che non si dimenticano con The Invisible Chord. Hans Hartung and Music, ideata dalla Fondation Hartung-Bergman nella sontuosa cornice di Palazzo Querini Stampalia a Venezia. La mostra Hartung e la musica rientra nel novero delle iniziative della 61. Biennale di Venezia – dove Hartung già fu insignito del Gran Premio nel 1960. Riunendo quasi ottanta tra dipinti, documenti e utensili, la mostra restituisce al sonoro un posto di rilievo nell’universo plastico ed esistenziale dell’artista.

Da Bach ai Pink Floyd, passando per Lili Boulanger, si ricostituisce un paesaggio di energie, gestualità e risonanze che attraversano l’intera creazione dell’artista.

Mentre fuori la Laguna continua il suo eterno e fascinoso movimento, dentro le sale di Santa Maria Formosa si consuma il lusso più autentico dei nostri tempi: il tempo della scoperta, il privilegio del silenzio e l’emozione di vedere il futuro specchiarsi nel passato. La Querini è tornata, ed è più splendida, colta e magnetica che mai.

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