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Il gioiello maschile non è mai stato così contemporaneo: a Milano una mostra racconta secoli di stile al maschile

Il gioiello maschile non è mai stato così contemporaneo: a Milano una mostra racconta secoli di stile al maschile

Per lungo tempo abbiamo associato il gioiello all’universo femminile. Eppure, la storia racconta tutt’altro. Dai faraoni egizi agli imperatori romani, dai sovrani rinascimentali alle rockstar contemporanee, gli uomini hanno sempre utilizzato collane, anelli, spille e pietre preziose come strumenti di affermazione, potere e seduzione.

Oggi, mentre le passerelle internazionali consacrano definitivamente il ritorno del gioiello maschile e le nuove generazioni abbracciano una visione più fluida dell’ornamento, la mostraThe Gentleman – Stile e gioielli al maschile ospitata presso Palazzo Morando a Milano offre l’occasione per ripercorrere questa affascinante storia.

Quando il potere si indossava

Molto prima che il minimalismo diventasse sinonimo di eleganza maschile, il lusso era esibito senza esitazioni. Nell’antico Egitto, i faraoni indossavano collari d’oro e pietre preziose non soltanto per ostentare ricchezza, ma per sottolineare la propria natura divina. Nell’antica Roma, gli anelli erano così importanti da essere regolati per legge: solo i membri delle classi più elevate potevano portare anelli d’oro, autentici simboli di status sociale.

L’età dell’oro dei sovrani

Nel Rinascimento europeo il gioiello diventa un linguaggio politico. I ritratti di principi e sovrani mostrano uomini adornati da catene d’oro, perle e gemme di dimensioni spettacolari. Si racconta che Enrico VIII possedesse una collezione di gioielli talmente vasta da comprendere migliaia di pezzi tra anelli, spille e collane. Nei suoi celebri ritratti, ogni centimetro dell’abbigliamento è impreziosito da pietre e ricami, trasformando il corpo stesso in una dichiarazione di potere.

La rivoluzione della perla maschile

Anche le perle, oggi spesso considerate un accessorio femminile, sono state per secoli protagoniste del guardaroba maschile. Nei ritratti delle grandi famiglie europee del Cinque e Seicento, collane di perle, orecchini e spille compaiono come simboli di prestigio, raffinatezza e ricchezza internazionale. Un dettaglio che oggi ritroviamo sulle passerelle più influenti e al collo di attori, musicisti e creativi contemporanei.

Dal Re Sole a Oscar Wilde

Un episodio particolarmente curioso riguarda Luigi XIV. Il Re Sole era così attento alla costruzione della propria immagine da utilizzare diamanti e gioielli come strumenti di propaganda politica. A Versailles, la quantità e la qualità delle pietre indossate diventavano una vera gerarchia visiva, capace di definire immediatamente il rango di ogni individuo.

Con l’Ottocento e l’affermarsi dell’abito borghese, il gioiello maschile si fa più discreto. Spariscono le grandi collane e le pietre vistose, ma emergono oggetti altrettanto sofisticati: orologi da tasca, sigilli, gemelli e spille da cravatta. Persino Oscar Wilde, maestro di eleganza anticonformista, amava indossare anelli vistosi e dettagli floreali per distinguersi dall’austerità vittoriana.

Rockstar, icone e nuove mascolinità

Il Novecento segna una nuova rivoluzione. Il gioiello torna a essere strumento di espressione personale grazie alle star della musica e dello spettacolo. Da Elvis Presley a David Bowie, fino a Mick Jagger, l’ornamento si emancipa dalle regole tradizionali e diventa simbolo di libertà creativa. Catene, anelli, orecchini e spille non rappresentano più soltanto il lusso, ma diventano manifestazioni di identità.

Il ritorno del gioiello uomo

La mostra milanese arriva proprio nel momento in cui il gioiello maschile vive una nuova età dell’oro. Le maison di alta gioielleria e le grandi firme della moda riscoprono perle, chevalier, collane layered e orecchini, mentre attori, musicisti e designer li trasformano in elementi essenziali della propria identità visiva.

Spilla pendente ‘Flos’. Titanio, oro bianco, diamanti e acquamarina brasiliana. Margherita Burgener, Valenza. © Giulia Bel

Passeggiando tra le sale di Palazzo Morando emerge una verità sorprendente: ciò che oggi appare innovativo è in realtà il ritorno a una tradizione antichissima. Per secoli gli uomini hanno utilizzato il gioiello per raccontare chi erano, cosa rappresentavano e quale posto occupavano nel mondo.

Brillare, ieri come oggi

E forse è proprio questa la lezione più affascinante dell’esposizione. Le pietre cambiano, i metalli si trasformano, le mode passano. Ma resta immutato il desiderio di lasciare un segno, di raccontare una storia attraverso un dettaglio prezioso. Un anello, una catena, una perla: piccoli oggetti capaci di attraversare i secoli e continuare a brillare, proprio come le persone che li hanno indossati.

Fermaglio da Mantello. Inghilterra. 1810 ca. Argento lavorato a sbalzo. Collezione privata Demaldè, Milano.

Oggi, in un’epoca che celebra l’espressione individuale e supera le tradizionali categorie di genere, il gioiello maschile ritrova la sua funzione originaria: non semplice ornamento, ma manifesto personale. E Milano, città dove moda, design e cultura si incontrano, ne celebra la storia ricordandoci che l’eleganza più autentica è sempre stata una questione di carattere.

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