Dalle mura merlate che dominano il Lago di Garda alle sale decorate della Casa del Podestà, il complesso monumentale della Rocca di Lonato del Garda, simbolo identitario e scrigno di inestimabile cultura in provincia di Brescia, racconta di secoli di arte, trascorse memorie e vivida bellezza.
Circondata da un fascino come sospeso tra magnifici panorami e storia secolare la Rocca di Lonato si prepara ad un ingresso da star nel nuovo anno grazie al un calendario di appuntamenti all’altezza delle più rinomate mete culturali e … grazie al prezioso supporto della Fondazione Ugo Da Como, imprescindibile punto di riferimento per la conoscenza della storia bresciana e del XIX secolo.
La magia del passato rivive in chiave moderna tra mostre d’arte contemporanea, eventi lifestyle esclusivi e il nuovissimo Padiglione Eventi, progettato dallo studio TOP TAG di Milano. Uno spazio polifunzionale dallo stile minimale. Una struttura realizzata in cristallo, legno e acciaio, che si caratterizza per le pareti perimetrali trasparenti affacciate sul giardino degli ulivi. Una glass house di design e dalle linee essenziali, capace di integrarsi con l’architettura storica e destinata ad accogliere eventi aziendali, feste private e persino celebrazioni di matrimoni con rito civile o unioni civili. Un’architettura “silenziosa” ma con una sua personalità, che valorizza gli elementi storici esistenti e si integra senza strappi con la cinta muraria.
Lonato del Garda è luogo di sospensioni: qui il tempo sembra essersi fermato mentre sussurra al presente secoli di storia per offrire esperienze pulsanti di vita e bellezza che vanno ben oltre il turismo più prevedibile e di massa.
Quanto alla Rocca in sé (nota anche come Rocca Visconteo-Veneta) ci troviamo di fronte ad un’imponente fortezza militare riconosciuta monumento nazionale dal 1912, solenne ma accogliente, maestosa ma non priva di un fascino leggiadro, circondata da un immenso parco e facilissima da raggiungere.
Particolarmente apprezzata per gli ampi panorami che offre sul Lago di Garda e sulla pianura bresciana dai suoi camminamenti di ronda, la fortificazione, una delle più imponenti della Lombardia, è composta da due suggestivi corpi principali a livelli differenti: la Rocchetta nella parte più alta e il Quartiere Principale più in basso.
Dai camminamenti di ronda e dal mastio si gode una vista spettacolare del basso Lago di Garda, e nelle giornate limpide è addirittura possibile scorgere gli Appennini e il Monte Rosa. Uno spettacolo che rende ancora più sensazionale questa Rocca il cui corpo si staglia netto sul colle che domina il bacino meridionale del Benaco, ergendosi nello specifico sulla sommità di uno dei rilievi dell’anfiteatro morenico.
Tra le più grandi fortificazioni del Nord Italia, la Rocca affascina per la sua imponenza quattrocentesca, i suoi merli guelfi, i camminamenti di guardia e la magnifica Rocchetta, cuore interno del complesso con resti di caserme e postazioni militari sino alla “Casa del Capitano”, oggi sede di uno spazio multifunzionale in cui è allestito il Museo Civico Ornitologico Gustavo Adolfo Carlotto che custodisce circa 700 esemplari dell’avifauna italiana.
Ugo Da Como. Quando filantropia e collezionismo si incontrano
Avvolte da un certo mistero le origini del fortilizio che si perdono letteralmente nel tempo: alcuni studiosi ipotizzano la presenza di una struttura difensiva già in epoca romana o altomedievale, in seguito ampliata durante la dominazione viscontea e quindi dalla Serenissima Repubblica di Venezia. Dopo secoli di alterne vicende, nel Novecento il senatore filantropo e collezionista Ugo Da Como (1869-1941) ne promosse il recupero portando a nuova vita l’intero complesso.
Per sua precisa volontà testamentaria la neonata Fondazione Ugo Da Como, concepita come vero e proprio ente culturale privato, sarebbe stata non solo custode di un glorioso passato ma anche motore di valorizzazione del patrimonio.
L’obiettivo statutario, nobile e lungimirante, rimane pertanto quello di “promuovere ed incoraggiare gli studi, stimolandone l’amore nei giovani“. Perseguendo tale missione, la Fondazione Ugo Da Como non si limita a conservare un tesoro collettivo di inestimabile valore ma si impegna a farlo conoscere rendendolo fruibile al pubblico. Parliamo di un vasto patrimonio architettonico, che include la celebre Rocca e la Casa del Podestà, arricchito da collezioni storiche, artistiche, scientifiche, culturali e librarie di grande rilievo.
Casa Museo del Podestà. Tutto il fascino del Quattrocento e oltre
Proprio accanto alla Rocca si trova il Museo “Casa del Podestà”, tra le case museo meglio conservate in Lombardia, oltre che Museo riconosciuto dalla Regione stessa. L’elegante dimora quattrocentesca conserva arredi originali, antiche opere d’arte e oggetti di uso quotidiano. Particolarissima la sua storia: fu eretto a metà del Quattrocento come residenza del rappresentante di Venezia, l’autorità incaricata all’epoca del controllo sul territorio. Bisognerà tuttavia attendere l’inizio del Novecento, precisamente nel 1906, perché diventi proprietà del Senatore Ugo Da Como che si affiderà all’architetto Antonio Tagliaferri per un accurato restauro complessivo, facendone una dimora borghese dal carattere eclettico e scenografico nonché una sorta di “museo da abitare”, secondo la moda diffusa del suo tempo.
Il cuore della dimora è la collezione libraria di Da Como con 52 mila volumi che la incoronano come una delle raccolte private più importanti del Nord Italia: un impressionante patrimonio di libri disposti in ogni stanza della residenza, che viene così a definirsi una stupefacente “casa-biblioteca”. Si tratta di un tesoro a tutti gli effetti che custodisce anche un prezioso segreto letterario: 48 lettere scritte da Ugo Foscolo alla contessa bresciana Marzia Martinengo.
Oggi, la Casa del Podestà è aperta al pubblico tutti i giorni e per goderne appieno si può optare per un biglietto cumulativo che include anche la visita alla vicina Rocca. Per un’esperienza ancora più immersiva, è disponibile una visita in “realtà aumentata”, dove la voce narrante dell’audio-guida è nientemeno che quella del padrone di casa, Ugo Da Como, pronto a svelare i segreti della sua amata dimora.
Una Rocca vibrante di eventi e cultura
La Rocca di Lonato è custode silenziosa di un glorioso passato oltre ad essere sede privilegiata di iniziative culturali e appuntamenti di diversa natura. Già in cartellone per il prossimo anno “Pasquetta alla Rocca” (6 aprile 2026), “Fiori nella Rocca” (10, 11 e 12 aprile 2026), una delle più attese rassegne florovivaistiche nazionali, e “Lonato in Festival”, kermesse estiva dedicata all’arte di strada, alla musica e al teatro, oltre all’evento “Fiabe nella Rocca”, rivolto ai più piccoli e alle famiglie.
In questo vibrante contesto si inserisce anche, fino al 18 gennaio 2026, la mostra Arnaldo nell’opera di Odoardo Tabacchi e Antonio Tagliaferri, che celebra la figura di Arnaldo da Brescia, martire e ribelle al tempo stesso, proponendo in esposizione un corposo insieme di disegni, progetti e testimonianze d’epoca.
Quando la storia diventa gioco e il museo a misura di bambino
Alla Rocca di Lonato tutto può accadere e cosi capita che la storia diventi un gioco e l’arte una fantastica avventura da vivere a pieno grazie ad attività a misura di bambino.
A stupire è anche il programma dedicato alle scuole, che propone percorsi pensati per “imparare facendo, dai laboratori di pittura antica con colori e tavolozze, ai workshop per apprendere l’arte dello speziale, viaggiando tra miti e leggende con “Un mondo di favole” o facendo incursioni nella storia della scrittura con “Il rotolo di papiro e i segreti dei geroglifici”.
La Cittadella di Cultura
Quindici anni fa la Fondazione Ugo Da Como ha inglobato l’Archivio di Antonio e Giovanni Tagliaferri, due figure cardine della storia dell’architettura bresciana e lombarda tra Ottocento e Novecento.
Un incredibile lascito fatto di migliaia di disegni, libri antichi, foto d’epoca, lettere e documenti.
Un impegno portato avanti con dedizione grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia e con la professoressa Irene Giustina. Un sogno diventato realtà proprio come voleva il Senatore Ugo Da Como: creare a Lonato una vera “Cittadella di Cultura” aperta a tutti e ulteriormente arricchitasi nel 2011 la preziosa raccolta di trattati di architettura, archeologia e antiquaria della famiglia Nocivelli.
Il Garda fin de siècle
La Rocca ospita spesso e volentieri mostre di ricerca come accade per l’esposizione Il Garda fin de siècle. Documenti, disegni e progetti di Antonio Tagliaferri, visibile nella Sala del Capitano fino al 18 gennaio 2026. Una vasta selezione di disegni e progetti originali – spesso inediti – riporta l’attenzione sui principali cantieri gardesani curati da Antonio Tagliaferri. Tra le opere in mostra: la Villa Zanardelli a Fasano, la Villa Bellini a Salò e gli interventi sul nuovo lungolago di Salò, nati dopo il terremoto del 1901 che trasformò la fisionomia della città.
Quello proposto è il racconto di un periodo di grande fermento culturale e architettonico, partendo dall’analisi dell’intenso legame tra Giuseppe Zanardelli e Antonio Tagliaferri – due figure che, con visione e coraggio, hanno contribuito a ridefinire il volto del Garda di fine secolo.



