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Alessandro Mendini: l’intellettuale che insegnò agli oggetti a parlare

Alessandro Mendini: l’intellettuale che insegnò agli oggetti a parlare

Esiste un momento preciso in cui l’oggetto smette di essere pura funzione per farsi manifesto politico, provocazione intellettuale e, infine, spazio abitabile. Quel momento coincide con la traiettoria di Alessandro Mendini, creativo italiano di spicco e figura poliedrica dirompente che ha scardinato i dogmi del funzionalismo novecentesco per consegnarci un design fatto di pensiero, decoro e ironia critica.

Fino al 27 settembre 2026, la neoclassica Villa Giulia a Verbania, sulle sponde del Lago Maggiore, si trasforma nel teatro di questa rivoluzione con la mostra “Alessandro Mendini. Cose. Stanze come mondi”.

Curata da Loredana Parmesani e organizzata in sinergia con l’Archivio Mendini, l’antologica mette in scena 130 opere che non si limitano a catalogare una produzione sterminata, ma ne decodificano la complessa caratura intellettuale  attraverso un doppio binario, estetico e territoriale. 

Da un lato, il percorso espositivo – orchestrato dall’allestimento modulare di Alex Mocika – sfrutta l’architettura interna della villa per creare veri e propri microcosmi. Ogni stanza è un ecosistema autonomo che gravita attorno a un’opera iconica, analizzata dalla genesi al disegno teorico. 

Dall’altro, la mostra sancisce un legame profondo con il distretto del Verbano Cusio Ossola, storicamente legato alla produzione manifatturiera e industriale avanzata, come dimostra la storica collaborazione di Mendini con Alessi.

L’universo camaleontico di Mendini

Il viaggio antropologico e visivo tra le sale evidenzia la transizione dai primi passi nel Radical Design milanese degli anni Settanta fino alle derive postmoderne. Si passa dall’attivismo radicale della Poltrona di Paglia (1974) – che rivendicava il ruolo del designer come agitatore sociale – all’ibridazione colta della celebre Poltrona di Proust (1978), dove il rococò dialoga con il puntinismo.

Ogni stanza è concepita come una dedica appassionata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa. Si potranno quindi ammirare  il divano K2 per A LOT OF Brazil del 2013 – un omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, tra cui De Chirico, Savinio, Carrà, Kandinskij, il Futurismo, il cubismo cecoslovacco e le avanguardie storiche, oltre al Mendinigrafo del 1985, una sorta di normografo, ovvero uno strumento da disegno in legno che racchiude i segni e i decori che hanno caratterizzato la sua produzione.

Da 100% Make up di Alessi del 1992 a una collezione di 100 vasi in porcellana con il coperchio disegnato sempre da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e designer internazionali, fino ai Mobili per Uomo: Giacca di Bisazza del 1997, un mobile contenitore in metallo e scultura in mosaico in foglia oro, che trasforma l’abito in un vero e proprio oggetto di design monumentale dove contenere effetti personali. Qui a Villa Giulia tutto parla di bellezza e idee in pieno codice Mendini.

Ciascuna creazione, inoltre, è accompagnata da disegni, oggetti, dipinti, testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano l’importanza nella storia del design.

Sfuggire alla banalità del quotidiano

La poetica mendiniana emerge qui nella sua interezza: il design non è accumulo di merci ma una “turbolenza” necessaria, un modo per abitare il mondo e fuggire dalla banalità del quotidiano attraverso l’immaginazione. Pezzi monumentali come i Mobili per Uomo in mosaico d’oro di Bisazza (1997) o i vasi corali della collezione 100% Make up per Alessi (1992) dimostrano come Mendini abbia saputo trasformare la superficie in profondità concettuale, anticipando le tensioni fluide della contemporaneità.

Per il mercato della cultura e per il sistema del design italiano, l’appuntamento di Verbania rappresenta più di una semplice celebrazione postuma. È la riaffermazione di un metodo progettuale che ci ricorda come dietro ogni “cosa” deve risiedere, immancabilmente, un’idea di mondo.

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