La mostra più attesa del 2026 è senza dubbio Bernini e i Barberini, prevista dal 12 febbraio al 14 giugno 2026. Un disegno che traccia la vita dello scultore-architetto più magnificente del suo tempo -ancora oggi riflesso in capolavori come la Barcaccia di Piazza di Spagna o il colonnato di Piazza San Pietro- e del suo mentore, cultore delle arti e della Bellezza, Maffeo Barberini, che diverrà Papa sotto il nome di Urbano VIII.
Siamo alla genesi del Barocco, che molti spostano un po’ all’indietro, legandola ai nomi di Caravaggio e Carracci mentre per i più è proprio da ascrivere a quegli anni Trenta del Seicento che videro Maffeo ascendere al soglio pontificio e Gian Lorenzo Bernini realizzare il Baldacchino di San Pietro. L’interazione fra il Pontefice e artisti del suo calibro modulò una parte della Roma che splende sotto i nostri occhi oggi.
La mostra, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, realizzata con il sostegno del Main partner Intesa San Paolo e con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, ci proietterà nel vortice meraviglioso della Roma barocca che proprio il genio di Bernini e la vocazione di Barberini contribuirono a creare. Maffeo era stato nunzio apostolico a Parigi e la frequentazione della corte di Enrico IV lo influenzò profondamente.
Maffeo e il nipote Francesco, nei loro lunghi soggiorni in Francia, avevano potuto ammirare edifici come il Castello di Blérancourt (1612-’18) e il Palazzo Lussemburgo (dal 1615) di Salomon de Brosse (1571-1626), strutture che presentavano la medesima corte d’onore aperta tra corpi sporgenti ai lati. Palazzo Barberini, esempio fulgido del barocco romano, è infatti strutturato in un corpo centrale, a due piani, con le due ali sporgenti ai lati e nella facciata principale, al piano terra, un grande porticato dal quale, passando attraverso una sorta di arco di trionfo, si accede al giardino retrostante.
Nel 1629, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), pupillo di Urbano VIII, subentrava nella direzione dei lavori e riconfermava la figura di Borromini, del quale aveva già intuito le straordinarie doti nella loro prima collaborazione al Baldacchino di San Pietro (1624-’35).
Già qui si configurava la antinomia fra i due grandi artisti, traslata in due progetti di scalinate radicalmente diversi: la Scala a pozzo quadrato del Bernini, con rampe sostenute da colonne doriche binate fino al primo piano, che dà accesso al piano nobile, si contrappone alla Scala elicoidale, capolavoro di Borromini. I due scaloni, rispettivamente posti a nord e a sud, partono dall’ampio atrio ellittico e portano al piano dei giardini collocati in alto rispetto alle fondamenta del corpo centrale.
Il busto di Costanza Bonarelli e la storia ad esso sottesa
La mostra Bernini e i Barberini alle Gallerie Nazionali di Arte antica presenta opere provenienti da molteplici musei del mondo e da collezioni private. dal Louvre all’Albertina di Vienna, dal Paul Getty Museum al Thyssen- Bornemisza di Madrid, dalla National Gallery al Victoria and Albert Museum.
In questa occasione tornano a Palazzo Barberini tre arazzi importanti, dispersi fra i Musei Vaticani, Philadelphia e New York: uno rappresenta la vita di Cristo, il secondo le storie di Costantino e il terzo la vita di Urbano VIII.
In questa occasione, potremo vedere il busto di Costanza Bonarelli, normalmente al Museo nazionale del Bargello: una scultura atipica, che ritrae una giovane donna profondamente sensuale, con la bocca dischiusa e i capelli lievemente scarmigliati. Un’immagine intima, dissonante dai ritratti stentorei e istituzionali realizzati per cardinali e figure autorevoli del tempo.
Perché, in effetti, Costanza era amante di Gian Lorenzo: abitava davanti a lui e suo marito, Matteo Bonarelli, divenne allievo del genio, in quegli anni impegnato nei cantieri di San Pietro. E non solo: proprio l’attitudine fedifraga della giovane donna, maritata a un mercante d’arte, di lignaggio –proveniva da una famiglia nobile senese, i Piccolomini- scatenò l’ira funesta di Bernini. Costanza divenne infatti l’amante anche del fratello di Gian Lorenzo, Luigi. Il maestro della scultura li colse in flagrante e per poco non uccise il fratello, colpendolo con un pesante corpo contundente.
Leggenda vuole che la madre di Bernini, Angelica Galante, scrisse una lettera disperata al cardinal Francesco Barberini, (nipote di Papa Urbano VIII). Fu il suo talento a salvarlo, perché in esilio andò Luigi: Gian Lorenzo fu condannato a una pena pecuniaria (che non pagò) in cambio dell’impegno a sposare Caterina Tezio, la ragazza più bella di Roma. Matrimonio felice, coronato dalla nascita di 11 figli. Ma il busto di Costanza sparì dalla dimora: Caterina lo regalò a Giovan Carlo de Medici, in visita a Roma. Così, il capolavoro finì a Firenze, confluendo dapprima agli Uffizi poi al Bargello. Il volto di Costanza rimase comunque nella testa del Bernini, perché la Medusa dei Musei capitolini le somiglia immensamente.
E si trova traccia delle sue fattezze anche nella Sibilla con Tabula Rasa di Velasquez, a cui Bernini raccomandò il Bonarelli per la realizzazione di 12 leoni in bronzo per Filippo IV di Spagna. In compenso, fu Luigi a essere allontanato da Roma, perché Gian Lorenzo era troppo prezioso e doveva essere preservato.
Costanza nel Monastero di Casa Pia, da cui uscì nel 1639 per essere “restituita” al marito, che se la riprese.
Le ombre dietro la magnificenza di Urbano VIII
Maffeo Barberini, nelle vesti di papa Urbano VIII, si attirò accuse di nepotismo straordinarie persino per l’epoca. Durante i 21 anni di Pontificato, consentì alla sua famiglia di accumulare ricchezze spropositate. Palazzo Barberini è un’opera straordinaria ma venne creato anche attingendo a ricchezze papali. Soprattutto, Urbano nominò nipoti e parenti a cariche ecclesiastiche e secolari di altissimo livello.
Il favoreggiamento portato avanti da Urbano fu tale che alla sua morte i membri della famiglia dovettero allontanarsi da Roma per lungo tempo.
Particolarmente invisa alla nobiltà del tempo fu la guerra di Castro, condotta contro il duca di Parma e Piacenza, Odoardo Farnese, per contendersi il ducato omonimo. Le ragioni che portarono a questa dispendiosa contesa apparvero molto più legate agli interessi privati di famiglia che non a quelli della chiesa: pare che il Duca si fosse rifiutato di pagare i debiti contratti con il Monte di Pietà, istituzione legata ai Barberini.
La mostra: un giro nel cuore, nell’arte e nella politica di Roma
Vedere questa mostra significa attraversare la vita degli uomini che hanno portato a maggior espressione l’arte del Seicento, ma anche i loro travagli e la loro umanità. Saranno oltre 60 le opere esposte, fra cui un Putto con drago scolpito nel 1615 a 17 anni, busti di Paolo V e di Francesco Barberini, il ritratto dell’amata Bonarelli, il capolavoro dell’effigie di Thomas Baker, e alcuni suoi dipinti.
La pittura era un altro talento di Bernini, alcuni suoi quadri sono splendidi e rivelano come il grande scultore padroneggiasse l’anatomia umana: basta guardare il Levantino sdraiato, per cui si dice che abbia preso come modello un portuale di Civitavecchia. (foto Moreno Concezzi). Sarà possibile inoltre vedere opere di Guido Reni,Alessandro Algardi, Giuliano Finelli,François Duquesnoy.
I capolavori arrivano da una molteplicità di siti e collezioni pubbliche e private: Albertina (Vienna), J. Paul Getty Museum (Los Angeles), Musée du Louvre (Parigi), il Museo Nazionale del Bargello (Firenze), il Museo Thyssen-Bornemisza (Madrid), i Musei Vaticani (Città del Vaticano) la National Gallery (Londra), la National Gallery (Washington), The Morgan Library (New York) e il Victoria and Albert Museum (Londra).
La mostra cade inoltre nell’anniversario dei 400 anni della Consacrazione della Basilica di San Pietro.




