Stile ed economia per chi guarda avanti

CANTON TICINO, RANCATE: SE L’ACCESSORIO È DI CLASSE…VA AL MUSEO

CANTON TICINO, RANCATE: SE L’ACCESSORIO È DI CLASSE…VA AL MUSEO

C’è tempo fino al 22 febbraio 2026 per pianificare con la dovuta calma una tappa (e se si ha qualche giorno in più ben venga anche un prolungato soggiorno) in quel di Rancate alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst che alle porte di Mendrisio,  là dove batte il cuore del Canton Ticino, accoglie l’incantevole mostra “ACCESSORI DI CLASSE. Complementi di moda tra uso quotidiano e identità sociale 1830-1930”.

A volte piccoli altre addirittura ingombranti, o quasi. Talvolta ricercati ed estremamente rari, talaltra popolari e meno preziosi. Ora sobri ed eleganti, ora eclettici e colorati. Ma sempre essenziali, capaci di attirare gli sguardi e di sicuro fondamentali per dare  intensi boost di fascino al look personale. Sono loro, gli accessori, da sempre considerati necessari per completare l’abbigliamento con tocchi di originalità, definendo status e appartenenza sociale di chi li indossa, a brillare sotto il cielo di Rancate. 

Che si tratti di  cappelli o borse, ombrelli o bastoni, scarpe o guanti, fazzoletti o ventagli, orecchini o cinture, questi “gingilli” non sono solo oggetti d’uso quotidiano ma anche e soprattutto veri e propri oggetti di classe spesso avvolti da storie, leggende, usi e costumi che guardano indietro verso secoli lontanissimi.

L’esposizione della Pinacoteca Züst si propone di illustrare la storia e l’evoluzione di diverse tipologie di complementi di moda tra gli anni trenta dell’Ottocento e i primi tre decenni del Novecento: un arco temporale che coincide in gran parte con il noto “secolo della borghesia”. In questo scenario la mostra si fa lente di ingrandimento puntata sui cambiamenti repentini dei gusti di uomini e donne nel corso dei secoli.

Basti pensare al cappello: un tempo accessorio immancabile e segno d’eleganza per eccellenza, oggi indossato molto meno e sostituito da berretti e simili ben più sportivi. E non dimentichiamo il ventaglio, utilizzato fin dai tempi degli antichi Egizi per rinfrescarsi o allontanare gli insetti molesti, oggetto popolare e regale insieme, che diventa un must durante il regno di Luigi XIV per poi perdere progressivamente il suo fascino, sino a un recente ritorno di fiamma. Up & down, insomma, che da sempre caratterizzano il mondo degli accessori.

I visitatori curiosi potranno “perdersi” nella bellezza di oltre 200 oggetti esposti tra cui figurano anche una sessantina di dipinti e sculture provenienti da collezioni pubbliche e private di autori sia ticinesi sia italiani: Giacomo Balla, Giovanni Boldini, Telemaco Signorini, Mosè Bianchi, Eliseo Sala, Vincenzo Cabianca, Vittorio Matteo Corcos, Bernardino Pasta, Spartaco Vela, Filippo Franzoni, Adolfo Feragutti Visconti e Luigi Rossi.

Non mancano affascinanti ritratti di rappresentanza, vivaci scene di genere, intriganti manifesti pubblicitari, meravigliosi figurini, cataloghi di vendita e riviste di moda, che fanno eco costante – lungo tutto il percorso espositivo –  ad oggetti di uso comune specchio del gusto e della società del tempo.

La mostra offre inoltre l’opportunità senza eguali di approfondire la produzione e la commercializzazione di alcuni specifici manufatti. Grazie alla collaborazione con il Centro di dialettologia e di etnografia dello Stato oltre che con il Museo Onsernonese di Loco, un focus è posto sul confezionamento di cappelli, cestini e borse di paglia, un’attività tipica della Val Onsernone, che esportava questi prodotti sui mercati lombardi e piemontesi, arrivando sino a Germania e Francia. 

Di assoluto interesse anche l’ampia sezione storica che intende far rivivere, in un percorso animato da fotografie, attrezzi di lavoro e documentazioni originali, l’atmosfera tipica degli ambienti della produzione e del commercio dei cappelli sul territorio ticinese con un excursus dedicato ai più importanti negozi di moda e ai grandi magazzini attivi in quel periodo in particolare sulla scena luganese.

A chiudere la mostra ci pensa una lunga parentesi incentrata sulla figura della stilista luganese Elsa Barberis. Le forme semplificate e moderne dei suoi abiti segnano infatti l’inizio, dagli anni Quaranta, di una nuova stagione della moda e inaugurano una nuova maniera di disegnare e vivere gli accessori.

ARTICOLI CORRELATI