La stagione 2025 della Street Art su suolo italiano prende a braccetto la controversa, enigmatica ma sempre affascinante figura di Banksy e la porta a Conegliano in provincia di Treviso grazie a una mostra dedicata, a cura di Daniel Buso e organizzata da ARTIKA in collaborazione non solo con Deodato Arte ma anche con la stessa Città di Conegliano.
Negli spazi di Palazzo Sarcinelli, la mostra BANKSY e la Street Art, visitabile fino al 22 marzo 2026, si impone all’attenzione pubblica come evento particolarmente atteso: 80 le opere esposte e a cui è affidato, in terra veneta, il racconto di uno dei linguaggi più incisivi, provocatori e amati della contemporaneità.
Il percorso della mostra è concepito come un viaggio in più capitoli che toccano time diversi: ribellione, pacifismo, controllo e propaganda, consumismo. Tutto studiato nei minimi particolari per raccontare le anime contrastanti e complementari della Street Art, figlia di un Graffitismo con cui condivide il luogo d’azione (il contesto urbano) e svariati mezzi espressivi (bombolette spray, stencil, aerografia, colori acrilici, poster, …).
Il punto di differenziazione tra queste due espressioni, la prima molto calligrafica e la seconda ben più figurativa, sta nel muralismo a cui l’ “arte di strada” si riconnette esprimendo l’urgenza di un messaggio diretto (politico, sociale, di rivolta) che supera il confine di puro valore estetico o semplice affermazione di una identità.
Tornando a Palazzo Sarcinelli, qui ogni sezione non è un compartimento chiuso ma piuttosto un frammento di un discorso più ampio: quello di un’arte che, nata ai margini, ha saputo trasformare i muri delle città in specchi del nostro tempo.
Dalla ribellione originaria – che trova voce nei tratti immediati di Keith Haring e nelle provocazioni di Banksy, Blek le Rat e Invader – emerge l’urgenza di affermare la libertà creativa contro ogni forma di controllo. In questo impulso si innestano le prese di posizione dell’arte urbana di fronte ai conflitti armati. Molte opere, infatti, mettono in risalto un’intenzione pacifista e dissacrante capace di ribaltare la retorica bellica, dall’ironia tagliente di Banksy al bacio tra militari di TvBoy.
Altro tema che saetta da una sala all’altra, da un lavoro ad un altro in esposizione, è la riflessione sul controllo sociale e la propaganda culturale, che permette agli artisti di mettere a nudo i meccanismi del potere, smontando simboli religiosi e politici per restituirli a una lettura critica. Le reinterpretazioni di Banksy, l’icona sacra decostruita di Blek le Rat e le ossessioni visive di Obey mostrano pertanto come l’immagine, da sempre utilizzata per influenzare e persuadere, possa diventare strumento di assoluta libertà e piena consapevolezza.
La mostra tutta si muove comunque sul filo di un comune macro denominatore, ovvero il consumismo, inteso nella sua accezione di motore pervasivo della società contemporanea.
La Street Art guarda dritto in faccia questo consumismo per scrutarlo con attenzione e per smascherarlo attraverso l’uso di linguaggi diversi: dall’ironia corrosiva di Banksy agli interventi concettuali di Mr. Savethewall, dalle contaminazioni pop di Mr Brainwash fino alle figure dissacranti di TvBoy.
Tutti rivelano le contraddizioni di un sistema che trasforma persone, icone e perfino l’arte stessa in prodotti da consumare. È qui che l’arte urbana mostra la sua tensione più viva: nata per sfuggire alle logiche del mercato, oggi rischia di esserne inglobata, trasformandosi a sua volta in oggetto di desiderio e di scambio.
All’interno del percorso proposto a Conegliano, fa capolino anche una sorta di sezione speciale con alcuni capolavori assoluti della Street Art. È il caso, ad esempio, di una delle opere uniche più potenti di Banksy, Forgive Us Our Trespassing.
Ideata nel 2010 con un gruppo di studenti d’arte di Los Angeles e originariamente realizzata sul muro di una chiesa a Salt Lake City, l’opera ritrae un giovane writer in ginocchio, con le mani giunte in preghiera. Gli occhi del ragazzo sono coperti da una banda scura, simbolo di censura e anonimato. Tra sacro e profano, ribellione e redenzione, Banksy si interroga sul confine sottile tra arte e vandalismo, libertà creativa e necessità di regole. È una preghiera silenziosa che diventa resistenza, un atto fragile e al tempo stesso universale.
BANKSY e la Street Art invita a considerare la potenza espressiva e concettuale di un linguaggio che ha saputo trasformare il muro in uno spazio vivo e necessario, oltre a fare di un “movimento” artistico e ideologico un vero e proprio fenomeno globale, capace di parlare a tutte le generazioni e di continuare a interrogare il nostro tempo con immagini che non si limitano a essere viste, ma chiedono di essere ascoltate.




