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CONFLITTI DISTRATTI. Là dove non stiamo. 

CONFLITTI DISTRATTI. Là dove non stiamo. 

Il Festival dei Matti

Ci sono domande che accompagnano per una vita intera. A volte si tratta di dubbi. Altre addirittura di dilemmi esistenziali. Talaltre il punto di domanda è semplicemente preceduto da curiosità.

Con la XV edizione del Festival dei Matti – che inizia oggi 22 maggio per concludersi domenica 25 in pieno territorio veneziano – le domande incalzano, si fanno insistenti come martelli pneumatici che scavano l’anima e parlano di “Conflitti distratti. Là dove non stiamo”.

Quest’anno il punto di partenza da cui si dipanano a cascata dibattiti, incontri e confronti è proprio il conflitto, quell’urto sordo capace di essere anche spazio costruttivo di trasformazione. Un confine emotivo, psicologico ed esistenziale da attraversare e, perché no, da abitare.

Iniziativa culturale indipendente che da 15 anni, grazie alla cura e all’appassionata tenacia di Anna Poma, mira a riportare nel dibattito pubblico il tema del rapporto tra normalità e follia, tra salute e sofferenza mentale, il Festival dei Matti è un evento fuori norma con un’urgenza primaria: chiamare le cose con il loro nome, restituendo la dovuta dignità spesso perduta, specie in tempi di disarmo del pensiero e di ipersemplificazioni.

Tra i molti ospiti di quest’anno i volti di Ascanio Celestini, Miguel Benasayag, Nika Dubrovsky, Roberta De Monticelli, Marco Tarquinio, Massimo Cirri e Cinzia Quintiliani volteggiano in un vortice di altre personalità di spicco pronte a sostenere la causa e ad animare il Festival.

DEI CONFLITTI E DI ALTRI DEMONI

Da dove nascono i conflitti? Ma soprattutto, nascono davvero? Cosa ne facciamo? Quale senso racchiudono e come ne siamo implicati?

Che sia emotivo, cognitivo o motorio, il conflitto dialoga con altri demoni come l’urto, lo scontro, la guerra e la distruzione ma al di là di questo recinto semantico c’è molto altro. 

Esiste infatti un senso più remoto e radicale della parola, qualcosa che ha a che fare con le contraddizioni che ci costituiscono, con le diversità che ci caratterizzano, con i corpi che ci determinano nello spazio, con la complessità dell’esistenza che ci travolge. Chi più, chi meno.

Nel conflitto, come nel dolore, bisogna stare, fermarsi: spingere tutto nelle periferie delle nostre narrazioni collettive, come vorrebbero l’azione politica, terapeutica e pedagogica, ci condanna ad essere schiavi di un gorgo di violenza senza fine innanzitutto verso noi stessi.

Ci chiederemo allora come sottrarci a tali spinte, quali resistenze e diserzioni occorrano per smontare questa normalità asfittica e feroce, per rianimare le inquietudini sedate, per tornare ad abitare i conflitti distratti.

Il Festival dei Matti diventa in questa direzione un salvagente a cui aggrapparsi per riprendere fiato e affrontare con lucida consapevolezza tematiche molto delicate.

OLTRE GLI STECCATI DISCIPLINARI TRA ARTE, MUSICA E POESIA

Superando gli steccati disciplinari, il Festival dei Matti dà voce a linguaggi diversi – dall’arte alla poesia, dalle scienze umane alle testimonianze dirette – per riaprire spazi di riflessione su temi che riguardano la vita di ciascuno di noi, come individui e come comunità. 

Il Festival vuole risvegliare la coscienza civile, smontare tabù, riconoscere e accettare l’abisso che ci abita, combattere la diffidenza e promuovere la partecipazione attiva di tutti, provando a rimuovere barriere istituzionali e ideologiche.

Quest’anno nella giornata inaugurale di giovedì 22 maggio, l’Auditorium di M9 – Museo del ’900 di Mestre, si animerà alle ore 17.00 con l’incontro Vecchi da legare. I conflitti resi muti e immobili nelle residenze per anziani.

QUANDO IL CONFLITTO DIVENTA MUTO E IMMOBILE

Si prende il via in modo paradossale, dalla scena finale, quella di una vecchiaia inesorabile che non risparmia nessuno e spesso esilia zone forzate di riposo prescritto e senza scampo. Chiamate “case”, anche se i vecchi lì dentro sono soltanto “ospiti” di padroni sconosciuti e leggi scritte altrove.

Il primo degli incontri previsti muove i passi dai conflitti muti e immobili delle residenze per anziani. Molteplici i temi connessi, dalla somministrazione spesso selvaggia di psicofarmaci all’utilizzo di tristi dispositivi per legare e ammutolire il declino della vita.

Ma il Festival dei Matti è anche bellezza che non si piega, speranza che non muore e pensiero che non cede, per cui ad essere considerate saranno anche le possibilità di immaginare e praticare la differenza. Con Claudia Antonangeli ci saranno Antonio Esposito autore di Come Cristo in croce (Sensibili alle foglie, 2024), Stefano Cecconi segretario nazionale dello Spi CGIL e Sara Gioia e Stefania Maffeiz dell’RSA Accorsi di Legnano.

Anziani, senza tetto, sans-papiers sono i “Poveri Cristi” protagonisti dell’ultimo omonimo libro di Ascanio Celestini, chiamato a dialogare, nella sera del 22 maggio alle 21.00 sempre nell’Auditorium di M9, con Alessia Mongelli e Gianfranco Rizzetto per raccontare di esistenze strappate e rattoppate: uomini e donne le cui storie storte abitano spazi di risulta dominati da contraddizioni e conflitti occultati nell’ombra.

conflitti

Valentina Ruzzi e Leopoldo Fox-Zampiccoli leggeranno alcuni estratti del libro e racconteranno anche la storia di Wissem Ben Abdel Latif, un povero cristo morto legato ad un letto di un reparto psichiatrico “con lo Stato tutto addosso”. 

CREATIVITÀ E DEMOCRAZIA PER UNA NUOVA SOCIALITÀ

Sarà invece l’Accademia di Belle Arti di Venezia a ospitare la seconda giornata del Festival, il 23 maggio, a partire dal mattino, ore 11, con la prima Visual Assembly della prof.ssa Silvia Cogo e riservata a una classe del Liceo Artistico Marco Polo.

Un laboratorio creativo e democratico che prova a immaginare nuovi modi di organizzare le nostre reti sociali, e al tempo stesso un progetto nato a Londra, durante la pandemia, dal dialogo tra l’antropologo David Greaber e l’artista Nika Dubrovsky, che sarà ospite del Festival.

A seguire altre due Visual Assembly aperte al pubblico sabato e domenica. Seguiranno nel pomeriggio altri dibattiti e laboratori esperienziali per parlare tutti insieme di esperienze, inclinazioni, desideri e formazioni.

In serata, dalle 20.30, e’ previsto l’attesissimo appuntamento  Ancora uomini e topi, conflitti senza scampo, un dialogo con Roberta De Monticelli, filosofa e autrice di “Umanità violata”. La Palestina e l’inferno della ragione e Marco Tarquinio, già Direttore di Avvenire ed Europarlamentare, condotto da Leopoldo Fox-Zampiccoli e Francesco Vacchiano, antropologo dell’ Università Ca’ Foscari.

Con loro l’interrogativo principale è pronto a correre sul filo dell’apocalisse tollerata, sul diritto di annientare in nome di un diritto, sul mito dell’azzeramento del conflitto con la distruzione dell’altro fatta passare per qualcosa di necessario.

A chiudere il cerchio la proiezione, alle 22.00, del documentario premio Oscar No Other Land, che ci ricorda non solo di scontri aberranti a cui è legata la conseguente e catastrofica distruzione di qualsiasi tipo di legame e società,  ma anche la possibilità di resistere e dissentire con coraggio.

WEEKEND A PALAZZO GRASSI

Sabato 24 maggio il Festival dei Matti si trasferisce al Teatrino di Palazzo Grassi, che ospiterà le ultime due giornate della manifestazione. Ad aprire il programma sarà l’assemblea Controffensive. Il conflitto sociale come strumento di democrazia, che vedrà il confronto tra Miguel Benasayag – filosofo e psicoanalista, e i rappresentanti della Clinica Popolare Azadî di Padova, del Gruppo Nonostante il Caos di Alessandria e delle associazioni Zenobia e Festival dei Matti di Venezia.

Un dialogo e una riflessione su ciò che può accadere quando ricominciamo ad agire e pensare insieme senza chiedere permesso, fuori dalle righe. Perché dal basso e pur minoritari, si può far inceppare l’ordine del mondo e far vacillare la tirannia della normalità.

Nel pomeriggio di sabato, dopo la seconda Visual Assembly, alle 15.30 sarà il pensiero e il lavoro di Franca Ongaro Basaglia a risuonare nell’incontro Elogio del conflitto, con Massimo Cirri e Anna Poma in dialogo con Stella Goulart ed Ernesto Venturini del CIAO – Centro de Estudos Ítalo-brasileiro Franca e Franco Basaglia e curatore  del libro in uscita Franca Ongaro Basaglia ( Meltemi 2025)  – e Gisella Trincas, presidente di UNASAM.

Nodo cruciale di riflessioni tanto spiazzanti quanto attuali, il conflitto diventa con Franca Ongaro Basaglia spazio dialettico e politico fondamentale, necessario ad abitare le contraddizioni di cui sono fatti le società, i legami, i generi, le singolarità, la storia e la cultura.

Ancora, alle parole di Franca Ongaro Basaglia, insieme a quelle di Susan Sontag, dalle 17.00, darà la voce Patricia Zanco, imbastendo un “dialogo impossibile” sui conflitti “distratti” tra malattia e normalità, donna e uomo, invalidazione e soggettivazione, immagini e pensiero.

Subito dopo, alle 18.00, si potrà assistere alla proiezione Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza, film documentario che ripercorre la storia dell’Accademia della Follia, compagnia teatrale triestina di “attori a rischio”, amica del Festival e protagonista di varie edizioni.

Saranno presenti in sala la regista Erika Rossi e Cinzia Quintiliani, co-fondatrice dell’Accademia della Follia. In chiusura di un sabato così intenso e’ infine stato inserito in calendario l’incontro Attraversare i conflitti con Miguel Benasayag e Thomas Emmenegger, “tecnici del sapere pratico”, che insieme ad Anna Poma e Claudia Antonangeli rifletteranno su ciò che chiamiamo “cura” e su ciò che chiamiamo “malattia”, sulle radici e sulle mire dei trattamenti terapeutici. 

La mattina di domenica 25 maggio, sempre al Teatrino di Palazzo Grassi, inizia con altrettanto vigore: in programma due appuntamenti di grande rilievo. Il primo, L’altra faccia della luna, vedrà Alessia Mongelli, Anna Poma e Valentina Ruzzi incontrare Barbara Buoso, autrice di “Padre terra”, un romanzo di formazione che racconta la violenza delle appartenenze negate, dei conflitti che non si possono attraversare e dei legami che soffocano.

Il secondo incontro, I corpi come spazio del conflitto, ritornerà in maniera quasi circolare al tema della violenza istituzionale sui corpi e sulle esistenze che non possono sottrarsi alla sua morsa: quelli di matti, anziani, migranti, disabili, devianti. Parleranno le storie e le testimonianze di persone oltraggiate e violate da politiche securitarie e da oscurantismo spacciato per neutralità scientifica, a partire  dal libro Come Cristo in croce di Antonio Esposito, con la partecipazione di Anna Poma, Gisella Trincas (Presidente Nazionale UNASAM) e Paola Zanus (psichiatra e Direttrice del CSM Alto Isontino).

Nel pomeriggio, l’ultima giornata del festival proseguirà con l’appuntamento Controintuizioni, per un’ecologia del conflitto che prenderà spunto dal libro di Alessandro Raveggi, Continuate in ciò che è giusto. Storia di Alexander Langer (Bompiani, 2024).

L’incontro, organizzato in collaborazione con Incroci di civiltà – Writers in conversation, puntera’ i riflettori su un dialogo appassionato con Raveggi, Leo Fox Zampiccoli, Flavio Gregori (direttore di Incroci di Civiltà), il poeta Gianni Montieri e lo scrittore Giordano Meacci. Ci si chiederà, a partire da ciò che stata ed evoca la vita di Alexander Langer, “circumnavigata” dal romanzo, come sia possibile attraversare i conflitti (intimi, relazionali, sociali, ambientali, culturali) nella non violenza e in vista di un altro possibile futuro.

In chiusura di Festival, a suggellare quattro giorni ad alta intensità emozionale, l’incontro Disconosciuti. Isabella Gatti, Gianfranco Rizzetto e Valentina Ruzzi dialogheranno con Francesco Della Puppa, autore della graphic novel omonima, Chiara Roverso (avvocato del Foro di Padova) e Yared Afewoski, mediatore culturale.

Al centro del dibattito, le vite dei sans-papiers, di coloro che vivono sospesi nei buchi del diritto, vite a servizio che facciamo sparire – proprio come i conflitti che spingiamo fuori bordo – nelle retrovie della coscienza.

ABOUTNESS. L’ARTE PARLA DI VISIONE, MEMORIA E NATURA

Evento collaterale del Festival è la mostra Aboutness di Piera Benetti presso la Domus Civica di Venezia, visitabile fino al 30 giugno e incentrata sul rapporto tra visione, memoria e natura, sovvertendo la prospettiva tradizionale per proporre un’esperienza relazionale dell’opera, concepita come paesaggio vivo.

Le opere, realizzate con materiali poveri e senza gerarchie visive, si affacciano sulla strada e dialogano direttamente con lo spazio urbano. Un gesto estetico ed etico che rivendica la dignità di ogni traccia visibile, anche di ciò che solitamente viene scartato o nascosto.

Il gran finale del Festival vedrà la performance musicale del cantautore veneziano Scaramuzza, perché, è da matti non smettere comunque di ballare!

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