Nel silenzio rarefatto del Parco del Ticino, dove il verde sembra trattenere il respiro e la luce filtra come in un’opera di land art, nasce un nuovo luogo destinato a diventare culto per chi ama l’arte contemporanea.
La Fondazione Giancarlo Sangregorio – nata nel 2011 per volere dello stesso artista e strutturatasi nel corso degli anni come luogo di studio e di confronto intorno ai grandi temi e alle grandi figure dell’avanguardia contemporanea, ospitando iniziative culturali, mostre, incontri, studi e conferenze – apre le porte di Spazio Luce, un ambiente poetico e vibrante che trasforma un antico edificio rurale di Sesto Calende in una nuova destinazione dell’immaginario creativo italiano.
E già il nome è di per sé un manifesto, un’intenzione d’essere che travalica l’orizzonte di architettura e atmosfera e si esprime ai massimi livelli in uno spazio dove si incontrano materia emotiva, memoria, linguaggio.
Qui la luce, se vogliamo, è la stessa che attraversava le sculture di Giancarlo Sangregorio, artista visionario e magnetico, capace di trasformare il legno, la pietra e il ferro in racconti intimi e universali.
Spazio Luce è destinato a lasciare un segno configurandosi come luogo in cui arte, natura e pensiero contemporaneo tornano finalmente a parlarsi. Circondati da una natura potente e da una vista impareggiabile sul vicinissimo Lago Maggiore (non a caso la Fondazione stessa si trova a pochi chilometri in auto da Sesto Calende).
Per celebrare questo debutto, Spazio Luce propone una mostra che vale il “viaggio”: Incontri. Da Fontana a Baj, da Rotella a Mondino. Una collezione svelata, a cura di Lorella Giudici con il contributo di Martina Cortese: un viaggio costellato di arte ed emozioni dentro l’universo privato di Sangregorio attraverso 34 opere provenienti dalla sua collezione personale.
E qui accade qualcosa di straordinario: la mostra non espone semplicemente capolavori. Espone relazioni. Affinità elettive. Complicità artistiche. Frammenti di vite intrecciate.
Ci sono i tagli cosmici di Lucio Fontana, le provocazioni visionarie di Enrico Baj, i décollage urbani di Mimmo Rotella, l’ironia colta e teatrale di Aldo Mondino. Ma soprattutto c’è il racconto invisibile che unisce questi artisti: amicizie, incontri casuali, atelier condivisi, estati ad Albissola, discussioni infinite sull’arte e sulla vita.
La collezione di Sangregorio — oltre cento opere custodite come ricordi preziosi — diventa così una sorta di autobiografia sentimentale per immagini. Ogni lavoro è una dichiarazione di stima, un gesto di affetto, il residuo luminoso di un dialogo creativo.
Tra i momenti più intensi del percorso espositivo, spiccano la testa in bronzo Il vento di Arturo Martini e la raffinata litografia di Massimo Campigli, scelta — si dice — semplicemente “per affetto”. Una parola che oggi suona rivoluzionaria.
Intanto, nello Spazio Atelier della Fondazione, la giovane scultura contemporanea trova nuova voce con Scrigni di luce, personale di Paola Ravasio, prima vincitrice del Premio Sangregorio, istituito con l’obiettivo di sostenere il coraggio della creatività negli scultori emergenti. Le opere della Ravasio, candide e quasi metafisiche, sembrano nate per catturare il respiro della luce e trattenerlo dentro la materia. Sculture da contemplare lentamente, come si osserva il mare al tramonto.
In un’Italia che spesso fatica a immaginare il contemporaneo, Sesto Calende diventa improvvisamente una destinazione da segnare in agenda. Un luogo dove il paesaggio del Lago Maggiore incontra l’avanguardia e dove l’arte torna ad essere esperienza viva, sensuale, condivisa.
Ad arricchire di suggestioni il percorso di visita, il Parco – dominato da sculture in pietra e legno di grandi dimensioni a cui fanno da cornice alberi secolari e prati rigogliosi; l’ Atelier espositivo – un edificio ispirato al design dell’architetto finlandese Lavar Aalto, che ospita oltre 200 sculture, tele e disegni; lo Studio dell’artista e la sua Casa-Atelier dove ogni passo, ogni sguardo, ogni respiro si trasformano in sogno.
Qui si torna bambini avvolti da un continuo stupore e da una gioia inattesa che scaturiscono dall’immenso tesoro di oggetti di design, opere di arte contemporanea, dipinti, tessuti, eccezionali pezzi di arte africana nativa e sculture etniche provenienti dall’Oceania, dalla Papua Nuova Guinea e dall’Oriente.
Ma forse è proprio questo il messaggio più autentico di Fondazione Sangregorio: ricordarci che la cultura, quando è autentica, non illumina soltanto gli spazi. Illumina le persone.




