C’è una condizione che attraversa tutta l’opera di Francesco Clemente: quella dell’essere sospeso tra mondi, culture, linguaggi e stati della coscienza. È proprio questa dimensione liminale, evocata dal titolo In Between, al centro della grande retrospettiva visitabile fino al 6 settembre 2026 in Triennale a Milano. Un percorso che ripercorre quasi cinquant’anni di ricerca, dagli esordi alla fine degli anni Settanta fino ai lavori più recenti, attraverso circa settanta opere tra dipinti storici, lavori raramente esposti, produzioni inedite e nuove realizzazioni.
La mostra restituisce la complessità di una delle figure più internazionali dell’arte contemporanea italiana, artista nomade per eccellenza che ha costruito la propria poetica tra Napoli, New York e l’India, trasformando il viaggio in una vera metodologia creativa. Il percorso evidenzia come la sua pratica non abbia mai seguito una progressione lineare, preferendo invece una costellazione di immagini, simboli e riferimenti culturali che si rincorrono nel tempo.
Dal corpo al mito
Fin dalle prime sale emergono alcuni dei temi cardine della sua produzione: il corpo come territorio di trasformazione, l’identità come processo mutevole, la sessualità, la spiritualità e il mito. Autoritratti enigmatici, figure ibride e presenze sospese popolano tele di grande formato nelle quali il confine tra realtà e sogno si dissolve continuamente.
Particolarmente significativi sono gli autoritratti, genere che Clemente ha esplorato per tutta la carriera. Lontani da qualsiasi intento celebrativo, questi lavori trasformano il volto e il corpo dell’artista in territori di metamorfosi. I lineamenti si moltiplicano, si deformano o si dissolvono in immagini simboliche che riflettono sulla natura instabile dell’identità. Il sé diventa così un luogo di passaggio, mai una condizione definitiva, ma una realtà in costante ridefinizione.
Oltre il desiderio
Un altro nucleo centrale è costituito dalle grandi tele dedicate al corpo umano, rappresentato come spazio di desiderio, vulnerabilità e trasformazione. Figure nude, spesso sospese in ambienti indefiniti, si intrecciano a elementi naturali, animali e simbolici, creando visioni che oscillano tra dimensione onirica e spiritualità. La fisicità, in Clemente, non è mai semplice rappresentazione anatomica ma veicolo di una riflessione più ampia sull’esistenza e sulla fragilità della condizione umana.
Tra le opere esposte trovano spazio dipinti storici degli anni Ottanta, il decennio che consacra l’artista sulla scena internazionale, insieme a lavori su carta e composizioni che testimoniano il suo profondo dialogo con le tradizioni figurative orientali. La mostra presenta inoltre una selezione di opere nate dal rapporto con l’India, paese frequentato dall’artista fin dagli anni Settanta e divenuto una fonte inesauribile di suggestioni. In questi lavori colori saturi, pigmenti luminosi e motivi decorativi dialogano con iconografie della tradizione orientale, dando vita a immagini in cui spiritualità e sensualità convivono in perfetto equilibrio.
Tra sogno e realtà
Tra i lavori più affascinanti figurano quelli dedicati ai paesaggi interiori, scenari immaginari abitati da figure enigmatiche, frammenti anatomici e simboli archetipici. Qui il confine tra sogno e realtà si assottiglia fino quasi a scomparire, mentre la pittura si trasforma in uno strumento di esplorazione della psiche. Le immagini sembrano emergere da uno spazio sospeso, dove memoria, desiderio e inconscio si intrecciano in una narrazione aperta e visionaria.
Particolarmente intensa è la sezione dedicata alle opere recenti e inedite, realizzate appositamente per questa occasione. In questi dipinti riaffiora la capacità dell’artista di interrogare la condizione umana attraverso immagini che sembrano provenire da una dimensione al tempo stesso intima e universale. Corpi frammentati, apparizioni evanescenti e paesaggi mentali diventano metafore di un’esistenza in continuo mutamento, confermando la straordinaria vitalità della sua ricerca.
Oriente e Occidente in dialogo
L’allestimento sottolinea inoltre il carattere cosmopolita della pratica di Clemente, evidenziando il dialogo tra culture occidentali e orientali che da sempre alimenta il suo lavoro. Non si tratta di semplici influenze estetiche, ma di una vera e propria visione del mondo che concepisce l’identità come qualcosa di aperto, fluido e plurale.
Più che una retrospettiva tradizionale, In Between si configura come un viaggio dentro un immaginario in continua trasformazione. Un’occasione preziosa per rileggere il percorso di Francesco Clemente attraverso il filtro di quella soglia – fisica, culturale e spirituale – che da oltre quattro decenni rappresenta il cuore pulsante della sua ricerca artistica. Una mostra che invita a sostare proprio in quel territorio intermedio evocato dal titolo: uno spazio di passaggio, di metamorfosi e di infinita possibilità.




