Caterina Berlinguer è senza dubbio più bella di Sherlock Holmes, ma condivide con lui la passione dell’investigazione. Solo che lei la esercita sugli artisti, scandagliando le loro vite insieme al suo Watson, il prof Alberto Bertuzzi, curatore di una mostra che sta illuminando –nel vero senso della parola- Sassari: Luce, Natura, Libertà. I pionieri del paesaggio: da Barbizon agli Impressionisti.
Lei, esperta di valorizzazione di opere d’arte e lui storico dell’arte, fra gli allievi prediletti di Giulio Argan, hanno dato vita insieme all’associazione Aurea Natur –di cui Caterina è presidente- a un evento che prelude a un vero e proprio rilancio culturale della città di Sassari.
“Questo progetto farà di apripista per una serie di altre iniziative –spiega Caterina, che dopo un lungo percorso di studio e organizzazione di mostre d’arte, si è ritagliata un ruolo di valorizzatrice di questo tipo di patrimonio, ma non solo. Il cognome tradisce una parentela importante, con uno dei maggiori esponenti politici del nostro Paese. “Sassari è città che ha dato i Natali a parte dell’intellighenzia nazionale, pensiamo a Francesco Cossiga, Mario Segni, oltre naturalmente a mio zio Enrico Berlinguer e suo fratello Luigi. Poi la città ha subito una sorta di battuta d’arresto. Ebbene, il nostro intento è di riportare in vita questo fermento culturale”.
La mostra, che ha appena aperto portando 66 opere provenienti da collezioni private francesi e italiane –alcune mai esposte prima- coglie perfettamente l’essenza del movimento ottocentesco, rappresentato da 31 autori fino al 1° febbraio 2026, presso il Museo Tavolara di Sassari. L’excursus è davvero notevole: dalle prime scintille “rivoluzionarie” della scuola di Barbizon si arriva fino ai massimi esponenti dell’Impressionismo, quali Monet e Sisley, contemplando artisti dalla sensibilità affine quali Boldini e Donnini.
Un’iniziativa che ha subito raccolto il plauso di Fondazione Sardegna, “in passato avevano organizzato a Nuoro cose molto belle, fra cui la mostra di Giacometti e mi hanno appoggiata immediatamente”.
Ora, con la collaborazione della Fondazione e del Comune, il patrocinio di Città Metropolitana di Sassari e dell’Università degli Studi di Sassari, la mostra battezza questo nuovo corso.
La spiaggia (e i segreti) di Monet
Fra i quadri esposti, in tutto 66, c’è la Plage de Trouville di Eugène Boudin, maestro di Monet. E ci sono anche Tempesta a Sainte- Adresse, del periodo giovanile e i Pescatori di Poissy sulla Senna, uno studio preparatorio dell’opera che viene custodita al Museo del Belvedere, Vienna.
“Monet non firmava molti quadri, spesso le sue firme erano postume –spiega Caterina Belinguer- Il figlio ha creato un timbro che è molto riconoscibile all’occhio esperto”. Ma l’indagine va ben oltre il fatto tecnico- pur essenziale- spingendosi alla analisi della corrispondenza e dei fatti privati dell’artista.
E si scopre che Monet odiava Poissy, “quando arrivò nel luogo aveva già una relazione con quella che sarebbe diventata la sua seconda moglie, Alice Hoschedé, sposata con Ernest, uno dei maggiori estimatori di Monet, nonché collezionista. Fu proprio questa stima e questo amore per la sua arte a consentirgli di accettare una relazione more uxorio”.
Al pari, è interessante vedere quale importanza abbia il mecenatismo, la valorizzazione tramite mostre, nell’esito finale dell’artista.
E si scopre che Monet odiava Poissy, “quando arrivò nel luogo aveva già una relazione con quella che sarebbe diventata la sua seconda moglie, Alice Hoschedé, sposata con Ernest, uno dei maggiori estimatori di Monet, nonché collezionista. Fu proprio questa stima e questo amore per la sua arte a consentirgli di accettare una relazione more uxorio”.
Al pari, è interessante vedere quale importanza abbia il mecenatismo, la valorizzazione tramite mostre, nell’esito finale dell’artista.
“Cosa sarebbe stato Monet senza Durand Ruelle, instancabile promotore delle sue opere? Vi sono altri artisti straordinari, che non avevano un mecenate alle spalle e sono rimasti nell’ombra”. L’importanza di esporre è indiscutibile: “qualche anno fa un museo rifiutò un Van Gogh, bollandolo come falso; poi saltò fuori il vecchio dépliant di una mostra dei primi del Novecento che annoverava quel dipinto, per cui il Museo si rimangiò quanto detto e l’opera venne battuta all’asta da Sotheby’s”.
La mostra, a parte l’imperituro Monet, sarà occasione per ammirare opere di Eugène Isabey, Theodore Russeau, capostipite della scuola di Barbizon e dei paesaggisti che dipingevano vicino alla foresta di Fontainebleu; e infine la pittrice Berthe Morisot, con un bellissimo ritratto di donna. Altri autori esposti: Narcisse Diaz de la Peña, del quale sono esposte sei opere, Jules Dupré con gli inconfondibili colori del suo cielo, Constant Troyon, Jean Ferdinand Chaigneau e Charles François Daubigny con cinque opere, tra le quali Paysage del 1857.
Poi, vanno citati altri due autori celebri per i soggetti femminili: Henri Gervex e Paul César Helleu, presenti rispettivamente con 7 e 4 opere in mostra.



