L’arte diventa intreccio di memoria personale e memoria collettiva in un percorso a ritroso nel tempo grazie alla mostra personale dell’artista kosovara Barbara Prenka, ospitata a Venezia negli spazi di Galleria A plus A.
What time is it between my fingers? è il racconto di un presente che ha il sapore del riscatto personale e di un passato intriso di eventi tragici come la guerra in Jugoslavia, tutto reso visivamente attraverso l’antica arte del ricamo.
Si tratta di una tecnica tradizionale che viene rielaborata con un approccio contemporaneo per proporre nuove sperimentazioni artistiche dalla stessa Prenka che in questo modo pone l’accento sulle sue origini, sulla vita vissuta prima in Kosovo e a Venezia poi, formandosi in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti della Serenissima.
Le opere della Prenka hanno legami diretti con l’Arte Povera, sia per la tipologia di materiali utilizzati sia per il concetto di opera d’arte insieme modificabile, spontanea e in continua evoluzione.
Ma qual è davvero il tempo che scorre tra le dita dell’artista? È un tempo antico denso di attese come accadeva alla paziente Penelope. È un tempo di improvvisa e proustiana memoria che scaturisce da un suono, un’immagine, un profumo di cose passate. È un tempo segnato da un lessico famigliare alla maniera di Natalia Ginzburg dove l’artista è testimone di racconti prima ancora che protagonista.
I fili del ricamo diventano cosi i fili di passato, presente e futuro che si intrecciano in un arcobaleno di ricordi ed emozioni, collegandosi ad un concetto di tempo non lineare bensì appunto “intrecciato” come ha scritto la filosofa Karen Barad, facendo riferimento ad un passato che non si conclude mai per riproporsi in un eterno presente.
Esemplificativa di tutto cio’ è l’opera Reunion with aunts and uncles, che occupa lo spazio della vetrina esterna della galleria. Si tratta di un’ installazione tessile circolare di colore viola, con annessa un’opera video che presenta la zia, la madre e la nonna della Prenka colte nell’atto di realizzare un particolare tipo di tappeti – i “Jani”, solitamente parte del corredo di nozze – utilizzando una tipica tecnica di ricamo kosovara. Frammenti di vita familiare vengono riproposti anche nei quadri tessili appesi alle pareti e addirittura la coperta dell’opera Cover me twice fa parte del corredo di famiglia dell’artista.
Fu realizzata interamente a mano nel 1960 ed è oggi riproposta dalla Prenka in chiave rivisitata con un inserto centrale in vetro e un’immagine che ripete i colori originali ma in una versione “pixelata”. La coperta e’ un altro omaggio-collegamento alle teorie filosofiche della Barad secondo la quale tutti gli oggetti quotidiani assumono una funzione solo e soltanto nel momento in cui entrano in contatto con il corpo umano, secondo un principio cosiddetto di “intra-azione”. Allo stesso modo i tessuti dell’artista assumono nuovi significati e funzioni entrando in relazione con l’osservatore.
È possibile ammirare dal vivo anche un’installazione tessile site-specific, dal titolo Bouquet Bouquet, nella sala centrale e capace di coinvolgere fisicamente il visitatore attraverso un percorso ad onde.
Si aggiungono poi ai lavori veneziani alcune parti del corredo nuziale decorato nel 1982 dalla madre dell’artista, una raccolta di centri e copriletto ricamati, sempre realizzati dalle donne della famiglia, con un forte slancio emozionale che dal passato guarda al futuro attraversando il presente.
Nell’ultima stanza della galleria è stata collocata l’opera ricamata The blindes of the dark is a touchable light: ancora una volta un tappeto appartenente alla vita familiare ma riproposto però con un tessuto in seta incorniciato e ricamato dall’artista, che crea in questo modo un ideale legame temporale dal 1980 al 2025.




