Margherita di Savoia, oggi, sarebbe una influencer da un milione di K. Donna non bellissima, ma capace di valorizzarsi con abiti e acconciature che slanciavano la figura; grande personalità; coraggio, intraprendenza, identità. E non dipende dall’essere reali o personaggi di rango. Dipende dal carattere.
Margherita non metteva mai un abito due volte, amava le perle. Esisteva addirittura una rivista, Margherita, che dava alle borghesi consigli di moda ispirati al guardaroba regale, alle sue acconciature, ai dettagli di stile che sapeva diffondere con il suo magnetismo.
Margherita adorava le auto. Fu una delle prime donne ad aver la patente, le piaceva guidare. Ben prima di Elisabetta II d’Inghilterra che andava per boschi in jeep. Storico, l’incidente che ebbe nel 1905 di ritorno da una gita sul Gran San Bernardo a bordo della sua Fiat Sparviero.
Ne aveva 13, tutte battezzate con nomi di uccelli: Palombella (la famosa Itala 35/45 HP del 1909), lo Sparviero, il Falchetto, il Condor (trasformabile in camion e torpedo), il Cigno (che diventava omnibus), il Passero. I suoi garage erano arredati come fossero showroom, con vetrate, stampe alle pareti, piastrelle lucidissime.
E il vignettista della Domenica del Corriere, Beltrame, disegnava spesso la Regina impegnata a cavarsi d’impaccio mentre era per strada con una delle sue auto.
A Stupinigi, nel mondo di Margherita e delle sue auto
La mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna, fino al 28 giugno 2026 nella Citroniera di Ponente della Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO), racconta il passaggio dalla carrozza all’automobile ai tempi di Margherita di Savoia.
Per gli appassionati d’auto, sarà un tripudio: presenti, la Benz Victoria del 1893 progettata da Karl Benz, considerato con Gottlieb Daimler il padre dell’automobile; la Decauville 3½ HP, vincitrice della Parigi-Amsterdam-Parigi del 1898; la De Dion-Bouton 1¾ HP del 1899, versione a quattro ruote prodotta dai vincitori della prima corsa automobilistica al mondo, la Parigi-Rouen. La Fiat 16/20 HP del 1906, prodotta in 462 esemplari, elegante landaulet donata al MAUTO dalla contessa Sofia di Bricherasio.
Proprio MAUTO, Museo Nazionale dell’Automobile, ha consentito di portare pezzi storici, insieme alla collezione di carrozze Nicolotti Furno. Una testimonianza delle prodezze del design italiano anche in quell’ambito. La Clarence era prodotta dai fratelli Macchi di Varese, la Landau Ronde, anche detta Landò, era realizzata da Locati. La famosa carrozza sportiva Break Wagonette era della Bottazzi di Napoli del 1890, veniva utilizzata per le passeggiate in campagna, mentre la Coupé Brougham della Cesare Sala veniva chiamata anche Brum.
A Stupinigi si potrà altresì vedere una Fiat tipo zero A del 1933, prima utilitaria dell’azienda torinese.
La Citroniera di Ponente: un luogo che diventa narrazione
La Regina utilizzò sia le carrozze, veri e propri status symbol dell’epoca, sia le prime auto, di cui era pilota esperta. La Citroniera di Ponente è uno spazio che per estensione e sviluppo longitudinale consente di articolare con chiarezza il confronto tra carrozze ed automobili, diventando parte integrante della narrazione. L’allestimento segue un percorso cronologico che mette in relazione mezzi a trazione animale e primi veicoli a motore, permettendo di leggere in modo diretto l’evoluzione delle soluzioni tecniche, dei materiali, delle prestazioni e delle funzioni, in una fase storica in cui le due tipologie di trasporto convivono.
La marca prediletta della Regina era Itala; ma furono anche acquistate Fiat, Rapid, Talbot. La famosa Palombella, fu donata a Padre Nazareno Capoccetti che la mise in lotteria. L’auto, attraverso giri e passaggi, finì a Carlo Biscaretti, direttore del VI Salone dell’automobile di Milano, in cerca di vetture per la sua Esposizione Retrospettiva, per una cifra corrispondente a 1.800 lire. La vedremo a Stupinigi, insieme agli altri preziosi “gioielli rombanti” di Margherita.



