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Milano: l’estetica dell’algoritmo secondo Sougwen Chung

Milano: l’estetica dell’algoritmo secondo Sougwen Chung

Per la prima volta in Italia, Sougwen Chung – la pioniera della robotica artistica – esplora il confine tra umano e macchina, tra dati digitali e scioglimento dei ghiacci artici, tra calcoli algoritmici e pura esperienza sensoriale. Ma cosa succede se questi fattori si incrociano vicendevolmente? La risposta è in scena a Milano.

Fino al 14 luglio 2026, il monumentale ledwall al piano terra di Palazzo Citterio si accende con BODY MACHINE (MERIDIANS), la prima mostra italiana di Sougwen Chung, classe 1985, artista, ricercatrice e designer sino-canadese.

Inserita dal Time tra le 100 persone più influenti al mondo nel campo dell’intelligenza artificiale, Chung porta nel capoluogo lombardo un progetto espositivo unico. La mostra, curata da Auronda Scalera e Alfredo Cramerotti, organizzata in collaborazione con il Museo nazionale dell’Arte digitale (MNAD), segna un inebriante nuovo capitolo nella programmazione visiva della Grande Brera.

"Loro": la simbiosi perfetta tra artista e robotica

Nell’ultimo decennio, l’artista ha scardinato l’idea di tecnologia come mero strumento esecutivo. Nei suoi progetti storici della serie D.O.U.G. (Drawing Operations Unit: Generation), ha addestrato braccia robotiche a replicare e apprendere i suoi stessi gesti pittorici. Da questa interazione in tempo reale è nata un’entità ibrida che l’artista chiama “Loro”: un ecosistema in cui uomo e macchina collaborano su un piano di parità creativa.

Con BODY MACHINE (MERIDIANS), questa ricerca compie un ulteriore passo in avanti. L’installazione accosta flussi di dati biometrici, registrazioni ambientali e sistemi di machine learning a un sound design immersivo. Il risultato?  Una creazione dinamica fatta di luce, movimento e forme digitali che pur essendo generate da algoritmi evocano una dimensione profondamente organica e biomimetica.

Cinque minuti a zero gradi: i dati dell'Artico nel Ledwall

Il cuore pulsante dell’opera batte al ritmo dei ghiacciai polari. Non a caso per realizzare questo progetto, Sougwen Chung ha intrapreso una spedizione nell’Artico per monitorare gli effetti del cambiamento climatico, arrivando ad immergersi fisicamente per cinque minuti nelle acque di disgelo a 0,2°C.

Durante questa prova estrema, i sensori hanno registrato le reazioni del suo corpo messe alla prova dal freddo sino a catturare in contemporanea la luce del sole polare e i suoni del distacco dei ghiacci. Quei dati fisici e ambientali, tradotti in codice binario, sono diventati la spina dorsale digitale dell’installazione milanese. Un capolavoro senza precedenti.

“Il ledwall di Palazzo Citterio diventa un luogo liminare, in cui il gesto umano e il calcolo algoritmico si incontrano in una coreografia aperta, viva, mai definitiva”, spiegano i curatori Auronda Scalera e Alfredo Cramerotti.L’installazione sfida le nostre categorie più radicate: cosa significa essere corpo, cosa significa essere macchina, dove finisce l’uno e inizia l’altra”.

Il debutto del Museo Nazionale dell'Arte Digitale

L’arrivo di Sougwen Chung a Milano evidenzia la centralità strategica delle nuove istituzioni culturali cittadine,  sempre più aperte a mostre in cui si intrecciano il dato estetico, quello scientifico e l’impegno sui temi urgenti della contemporaneità.

Un concetto ribadito da Maria Paola Borgarino, direttrice del Museo nazionale dell’Arte digitale, che descrive la relazione tra artista e macchina come “dialogica, trasformativa ma anche paritaria. Attori interconnessi in un processo di continuo ascolto”

Con un’opera già acquisita nella collezione permanente del Victoria and Albert Museum di Londra, Chung dimostra a Palazzo Citterio che il futuro dell’arte e del design risiede nella co-evoluzione. I “meridiani” del titolo diventano così linee energetiche che collegano la tecnologia più avanzata alla fragilità degli ecosistemi terrestri, ridefinendo i confini della bellezza digitale.

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