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PALAZZO ROVERELLA PORTA IN ITALIA IL PITTORE DANESE HAMMERSHØI.

PALAZZO ROVERELLA PORTA IN ITALIA IL PITTORE DANESE HAMMERSHØI.

QUANDO L'ARTE DIVENTA POESIA E PARLA DI SILENZI.

Conosciuta ai più come la “città delle rose” in base a un’antica leggenda che attribuirebbe l’origine del suo antico nome latino Rhodigium alla parola Rhodon (“rosa” in greco), Rovigo stupisce per la delicata eleganza dei suoi palazzi borghesi risalenti al XIX secolo e a cui fanno eco la preziosa Rotonda di ispirazione palladiana, antiche torri, splendidi Palazzi storici e la sontuosa Pinacoteca di Palazzo Roverella.

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E proprio qui, tra opere di Pietro Bellotti, Sebastiano Bombelli, Luca Giordano, Pietro Longhi e tantissime altre voci del panorama artistico italiano, si inserisce la mostra Hammershøi e i pittori del silenzio tra il nord Europa e l’Italia, realizzata con la curatela di Paolo Bolpagni.

Dal 21 febbraio al 29 giugno 2025 Palazzo Roverella inaugura la Primavera con un omaggio alla grande arte internazionale ospitando la prima mostra italiana e anche l’unica a livello mondiale dedicata a Vilhelm Hammershøi (Copenaghen, 1864-1916) – il più grande pittore danese della propria epoca, tra i protagonisti dell’arte europea tra fine Ottocento e inizio Novecento – e i pittori del silenzio tra il nord Europa (in particolar modo Scandinavia, Francia,  Belgio) e l’Italia.

A Palazzo Roverella i visitatori potranno vivere un’esperienza inedita, emozionante sotto ogni punto di vista e molto “intima”: l’opera di Hammershøi viene infatti messa a confronto con le creazioni di altri artisti a lui contemporanei, attraverso un percorso espositivo concepito come una sorta di racconto artistico dove a dominare sono il silenzio e l’introspezione, in un orizzonte di ambienti domestici che si intrecciano a vedute cittadine descrivendo i paesaggi dell’anima.

Non a caso Hammershøi e’ stato definito “poeta del silenzio”, capace di racchiudere le inquietudini dell’animo umano in un orizzonte pittorico. I suoi lavori attraversano la tela, superano la superficie delle pennellate e sembrano voler dire qualcosa, in modo sommesso, come in punta di piedi. Le stesse donne, ritratte quasi sempre di spalle, in ambienti ordinati e tranquilli, sono avvolte da una drammatica serenità. Sono li certo, ancora una volta sulla tela ma stanno per uscirne, per rivelare chissà quale segreto tenuto fino ad allora nascosto.

Sebbene Hammershøi sia celebre soprattutto per i suoi interni, non mancano nella sua produzione artistica ritratti e quadri in cui il paesaggio è quello tipico della campagna circostante Copenaghen: colline, fattorie e boschi. Molto suggestivi anche i suoi esterni di grandi edifici sempre a Copenaghen e a Londra, in questi casi privi di persone. 

In ogni caso la sua cifra stilistica rimane il silenzio, specchio di una solitudine che con le sue ombre è parte ineluttabile della vita quotidiana. Legato per tutta la vita alla sua città natale nonostante numerosi viaggi all’estero, questo artista dall’animo inquieto trascorse lunghi soggiorni nel nostro Paese ma realizzò un solo quadro avente un soggetto italiano: la chiesa Santo Stefano Rotondo al Celio di Roma e di cui è conservato un disegno superstite alla Morgan Library & Museum di New York.

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Tra gli artisti piu noti in Scandinavia ha ricevuto tributi di prestigio attraverso ampie retrospettive dal Musée d’Orsay di Parigi al  Guggenheim di New York fino alla Royal Academy of London e addirittura nel 1997 la Danimarca ha emesso un francobollo in suo onore. .I primi lavori di Hammershøi, con la loro semplicità e la registrazione della “banalità della vita di tutti i giorni”, riscossero il plauso della critica. Era ricercato da artisti e letterati dell’epoca, tra i quali Emil Nolde e Rainer Maria Rilke, entrambi affascinati dalla semplicità ed essenzialità dell’artista, furono tra i primi ad apprezzarne la poetica e i lavori capaci, con estremi atti di semplicità, di racchiudere perfettamente la “banalità della vita di tutti I giorni”.

L’eccezionalità della mostra ospitata a Palazzo Roverella sta nel fatto che si tratti non solo della prima mostra italiana dedicata a questo indiscusso genio danese ma anche l’unica a livello internazionale. Infatti la riscoperta di Hammershøi da parte di critica e pubblico è piuttosto recente, con quotazioni che raggiungono livelli esponenziali di giorno in giorno e Musei che se ne contendono le opere sperando in un’esposizione.

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A Rovigo sono oltre 100 le opere che accompagnano il visitatore alla scoperta di una pittura raramente indagata, carica di mistero e densa di fascino, colta nel suo momento di massima rinascita.

Celebri per la vena malinconica di cui sono intrisi e per la loro capacità di trasmettere il silenzio, la solitudine e insieme le ombre della vita quotidiana, i dipinti di Hammershøi – fatta eccezione per i primi lavori accademici – sono caratterizzati da tonalità che vanno dai grigi ai gialli desaturati ai verdi con una predilezione per le altre tonalità scure.

In questa dimensione quasi monocromatica, la luce crepuscolare nordica avvolge tutto ciò che incontra in un gioco infinito di luci sfocate e ombre sovrapposte, ben diversamente dalle opere colorate del grande artista americano Edward Hopper (Nyack, 1882 – New York, 1967) che altrettanto mirabilmente ha dato una “patria” a silenzi e solitudini umane diventando spesso termine di confronto con Hammershøi. Chi ha invece lo ha in un certo qual modo preceduto di ben oltre due secoli e’ stato Jan Vermeer (Delft, 1632 – 1675), tra i più noti e amati artisti olandesi del Seicento e nei cui lavori torna sovente la rappresentazione di figure femminili intente a svolgere attività domestiche: leggere, cucire, suonare .

Perché in fondo, a qualunque “latitudine” temporale e geografica si nasca e viva, siamo tutti accomunati da velate nostalgie e segreti e inquietudini piu o meno marcate che a volte diventano incubi altre si stemperato in scie di … silenzi e solitudini.

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