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Street Art e identità femminile nelle opere dell’artista afghana Shamsia Hassani

Street Art e identità femminile nelle opere dell’artista afghana Shamsia Hassani

La street art sta diventando sempre più presente nei Paesi del Medio Oriente, dove città come Dubai, Teheran, Kabul, Casablanca e Il Cairo si stanno trasformando a ritmo serrato in vere e proprie gallerie a cielo aperto. Non a caso festival e progetti come “Dubai Walls” e “Jidar-Toiles de rue” stanno portando alla ribalta artisti internazionali ma anche e soprattutto locali ai quali vengono commissionate opere pubbliche capaci di riflettere la cultura e le sfide del territorio. 

Se si guarda in direzione Giordania o Marocco è evidente come la street art stia cambiando il volto delle città, diventate vere e proprie tele viventi grazie a murales che rappresentano scene e personaggi tipici del Paese di riferimento. Le opere che nascono in seno alla street art sono lavori artistici che riflettono le tradizioni, la storia e le sfide locali, andando ben oltre la mera decorazione urbana, per configurarsi come strumenti di espressione e denuncia politica, sociale e culturale. 

L’arte urbana quale veicolo di rivendicazione e visibilità, specie in contesti autoritari e asfittici, ha dato il meglio di se’ in tempi recenti grazie ad artiste del calibro di Shamsia Hassani che attraverso linguaggi tipici del muralismo e del graffitismo hanno riscosso il favore di critica e pubblica a livello internazionale, presentando al mondo opere di denuncia dove a parlare sono immagini poetiche miste alla forza simbolica delle rappresentazioni.

Particolarmente caro alla Hassani è il tema della condizione femminile che l’artista afghana esplora in una serie di lavori in mostra alla Dorothy Circus Gallery Contemporary di Londra, dal 1° al 31 maggio 2025.

Nata a Teheran nel 1988 da genitori rifugiati afghani, in un contesto segnato da numerose limitazioni nei confronti degli immigrati e impossibilitata ad accedere a una formazione artistica ‘formale’,  solo nel 2025 – dopo il rientro della sua famiglia a Kabul – Hassani ha finalmente potuto studiare pittura, conseguendo un master in arti visive presso l’Università della capitale, dove oggi insegna oltre ad essere impegnata nella produzione muralista, in progetti educativi e collaborazioni internazionali, promuovendo workshop e festival che incoraggiano la partecipazione delle donne nell’arte pubblica.

Il suo intento è quello di contribuire a una visione alternativa dell’Afghanistan, che non si riduca al racconto del conflitto ma includa la complessità delle sue espressioni culturali.

Le immagini fortemente simboliche, le figure femminili stilizzate dagli occhi chiusi e avvolte in abiti simil burqa seppur sempre riprese in atteggiamenti di estrema fierezza e l’utilizzo di colori decisi, rendono facilmente identificabile la produzione di Hassani che utilizza l’arte come forma di resistenza.

Esempio per molte giovani artiste e attiviste provenienti da tutto il mondo, questa giovane creativa porta a Londra una mostra che invita a riflettere sull’attuale situazione afghana, a seguito dei recenti sviluppi politici che hanno fortemente limitato le libertà individuali, in particolare quelle femminili. 

Perché ognuno di noi è testimone di una Storia che va condivisa, partecipata e laddove possibile condotta verso nuovi corsi che rendano la vita degna di essere vissuta senza repressioni di alcun genere.

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