Stile ed economia per chi guarda avanti

Una mostra tira l’altra: come chiudere (o iniziare) l’anno secondo la grande arte

Una mostra tira l’altra: come chiudere (o iniziare) l’anno secondo la grande arte

L’Italia di fine 2025 è un Paese in gran fermento culturale e le mostre proposte si rincorrono in un percorso da Nord a Sud dello Stivale tra esposizioni di pittura, design e fotografia ideali per dare una sferzata di bellezza alla parentesi natalizia o per iniziare il nuovo anno con un turbillion artistico.

TRIESTE. Dove splende la porcellana europea

La passione di una vita può diventare patrimonio di una intera città e di chi la visita? Parrebbe di si, anzi accade a Trieste dove la raffinata Collezione Lokar – frutto di sessant’anni di appassionato collezionismo del dottor Giovanni Lokar, noto imprenditore nel ramo del caffè – è finalmente visibile nella sua interezza presso il Museo Civico Sartorio della città. 

La collezione spazia dal XVIII secolo, quando nasce la porcellana europea grazie alla manifattura di Meissen, fino al XIX secolo, con opere provenienti da Vienna, Venezia e Capodimonte, inclusi pezzi Ginori, opere delle manifatture di Vinovo, del savonese Jacques Boselly e manifatture minori dell’Europa stessa.

Servizi e vasellame vario – piatti, caffettiere, tazze e teiere, insieme con statuine e piccoli gruppi scultorei sono esposti in sale appositamente riallestite per ricreare un’atmosfera al contempo moderna e rievocativa dell’epoca d’oro della Porcellana.

PIOVE DI SACCO. Arriva il Lampo di genio di Halsman

C’è movimento in provincia di Padova. La città di Piove di Sacco ospita, infatti, la mostra Lampo di genio, allestita a Palazzo Pinato Valeri, rendendo omaggio a Philippe Halsman (Riga 1906 – New York 1979), uno tra i più originali ed enigmatici ritrattisti del Novecento. 

Fino al 19 aprile 2026 ci si potrà fare ipnotizzare dagli scatti (100) di questo artista geniale che ha saputo lavorare sempre tra sguardo e introspezione, intuizione immediata, surrealismo, lampi di genio e tecnica raffinata. Tutti sono passati di fronte al suo obiettivo: politici come Churchill e Kennedy, divi del cinema come Marilyn Monroe, Humphrey Bogart, Yves Montand, Barbra Streisand, scienziati come Einstein e Oppenheimer, artisti come Pablo Picasso, Marc Chagall e Salvador Dalí.

In mostra anche la celebre serie di “jumpology” con divi e personalità che hanno accettato letteralmente di saltare di fronte al suo obiettivo creando un carosello di immagini giocose e dinamiche, originali nella loro realizzazione grafica e nella forza rappresentativa. 

Il gran finale è dato dal progetto “Jump Art”, che in realtà non conclude il percorso ma piuttosto lo completa attraverso laboratori e attività mirate a esplorare concetti di introspezione (autoritratto), superamento, passaggio e leggerezza (salto), così da offrire a bambini, giovani e famiglie strumenti originali per affrontare il disagio e l’emarginazione con nuove consapevolezze.

VENEZIA. Il kimono maschile fra trame di vita e racconti di stile

Il Museo di Palazzo Mocenigo torna in Oriente e segna una nuova tappa nella geografia della moda e delle culture tessili mondiali, accogliendo nei suoi spazi la mostra “IL KIMONO MASCHILE. Trame di vita, racconti di stile”. Viene così aperta una finestra su un ambito ancora poco esplorato – l’eleganza maschile nipponica – grazie ad  un percorso che intreccia arte, storia, religione, teatro, paesaggio, tradizione e modernità.

Il significativo corpus di produzione tessile giapponese della fine dell’Ottocento e del primo quarantennio del Novecento, include una selezione di haori e nagajuban della collezione di Lydia Manavello, oltre a sessanta oggetti provenienti dal Museo d’Arte Orientale di Venezia. Il percorso espositivo ricostruisce inoltre la ricchezza delle decorazioni interne – l’ura moyō, letteralmente traducibile come “motivo sul retro” o “schema secondario” – che nel Giappone del XX secolo trasformarono la fodera del kimono in un vero manifesto personale.

La mostra, con le sue dieci sezioni, indaga il ruolo del kimono maschile come tessuto narrativo: un indumento che, racchiuso nella sobrietà esteriore, custodisce spesso un mondo nascosto di immagini, racconti e simboli. Non mancano un sentito tributo all’arte pittorica giapponese prodotta tra il 1700 e il 1900 e un inedito sguardo sul mondo dei bambini in cui, complice l’entusiasmo per la cultura occidentale, i piccoli kimono si coprono di motivi che evocano la fascinazione per la modernità.

L’ultima sezione ospitata nella project room in androne al piano terra, trasformata per l’occasione in Kimono LAB, indaga le tecniche tessili e decorative di haori e di sottokimono, tra realizzazioni in sete pregiate o lane importate, esterni sobri ma riccamente decorati all’interno tramite tecniche tradizionali come kasuri, katayuzen, yuzenzome, rōrā nassen ed elaborate varianti dello shibori.

In questa mostra irrinunciabile se ci si trova a Venezia, il tessuto viene indagato come linguaggio globale, terreno d’incontro tra mondi lontani e strumento privilegiato per osservare identità, poteri, credenze, economie e trasformazioni sociali. 

MESTRE. Sandro Pertini rivive all’M9

M9 – Museo del ’900 è sede privilegiata fino al 31 agosto 2026 della prima grande mostra mai realizzata in Italia dedicata a Sandro Pertini, il Presidente per eccellenza, il più amato della nostra Repubblica.

Il percorso espositivo “Pertini. L’arte della democrazia” si sviluppa a partire dalla straordinaria collezione privata di Pertini, oggi custodita al Museo di Savona: dipinti, sculture e opere che il Presidente scelse come specchio della sua visione etica e civile dell’arte, posti in dialogo con materiali d’archivio, fotografie, lettere, filmati d’epoca e documenti inediti.

La mostra nasce in un anno di forti ricorrenze: l’80° anniversario della Resistenza, il 130° della nascita di Pertini e il referendum che inaugura la Repubblica, diventando un’occasione irripetibile non solo per raccontare la storia di un uomo che ha attraversato il Novecento e che ha incarnato i valori di libertà, giustizia e democrazia, dignità umana e resistenza ma anche per considerare l’immenso potere dell’arte come strumento di democrazia e memoria condivisa.

MILANO. Memorie dall’invisibile con Fata Morgana

Pensata dalla Fondazione Nicola Trussardi per gli spazi di Palazzo Morando, sede museale dedicata alla storia della città di Milano e residenza della Contessa Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini, la mostra “Fata Morgana. Memorie dall’invisibile” è dedicata a pratiche artistiche ispirate all’invisibile, all’automazione psichica e alla trance come modalità di creazione.

Fata Morgana, personaggio mitologico appartenente al ciclo delle leggende di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda, spesso associata a luoghi misteriosi come l’isola di Avalon, terra di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti, ispira dunque l’intero percorso in cui compaiono dipinti, fotografie, documenti, disegni e oggetti rituali di questa intrigante figura femminile. 

Al centro della mostra, a sua volta legata al poema Fata Morgana scritto da André Breton nel 1940, occupa un posto di rilievo un prezioso nucleo di sedici tele di Hilma af Klint, leggendaria pittrice svedese che agli inizi del Novecento – guidata da presenze medianiche – sviluppò un linguaggio astratto del tutto originale, precorrendo pionieri dell’astrazione come Wassily Kandinsky e Piet Mondrian. 

Accanto ai lavori di Hilma af Klint sono presentati anche alcuni preziosi testi della Contessa Morando, nonché documenti e opere di altre straordinarie figure storiche tra cui Georgiana Houghton, Emma Kunz, Linda Gazzera, Hélène Smith, Eusapia Palladino, Carol Rama, Augustine Lesage.

Fata Morgana compone un atlante dell’invisibile, un mosaico di mondi interiori, utopie, derive mentali e alternative radicali alla razionalità dominante, raccontando come, in diversi momenti storici, pratiche considerate eccentriche abbiano scardinato convenzioni artistiche e sociali fino a mettere in discussione gerarchie di genere e assunti scientifici.

ROMA. Trionfo di bellezza e seduzione con Alphonse Mucha

Palazzo Bonaparte – sede ormai imprescindibile per le grandi mostre d’arte in Italia – si trasforma nel tempio dell’Art Nouveau puntando i riflettori sulla più ampia retrospettiva mai dedicata ad Alphonse Mucha (Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939), artista ceco, padre e maestro indiscusso di quello stile raffinato e sensuale che ha rivoluzionato l’immaginario visivo di ogni tempo. Un artista che è stato anche un grandioso innovatore e un eccellente comunicatore visivo capace di dare una forma seducente e riconoscibile all’immaginario della Belle Époque. 

La mostra “Alphonse Mucha.  Un Trionfo di bellezza e seduzione”, con una selezione di oltre 150 opere, è un viaggio nel suo mondo che viene raccontato attraverso i suoi celebri manifesti teatrali, pannelli decorativi, calendari e illustrazioni.

Ad arricchire il percorso anche opere archeologiche e rinascimentali, capolavori dell’Ottocento, arredi, oggetti Art Nouveau e tantissimo altro in nome non solo di inedite prospettive per comprendere più in profondità la figura di Mucha ma anche di nuovi spunti per riflettere sulla continuità dell’ideale di bellezza femminile nel tempo.

Ospite d’onore della mostra è la Venere di Botticelli (1485-1490), prestata in via del tutto eccezionale dai Musei Reali – Galleria Sabauda di Torino, perfetta sintesi del concetto di bellezza e seduzione, ideale ponte tra l’arte rinascimentale e l’Art Nouveau.

 

Non resta che pensare … all’itinerario!

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