Viaggio ai limite di un confine oggi simbolo di unione e collaborazione tra mostre, design e … cucina del buon ricordo
Per secoli compresa nell’Impero austro-ungarico, Gorizia e’ diventata italiana solo alla fine della Prima Guerra Mondiale, dopo aspre battaglie combattute sul tragico confine dell’Isonzo ma la Storia ci ha messo del suo e così alla fine del secondo conflitto mondiale i Trattati di Parigi hanno segnato un nuovo corso nel destino della città sancendone l’ineluttabile spartizione tra Italia e Jugoslavia.
Tempo per fortuna è passato da quel lontano 1947 quando venne costruito il “muro di Gorizia” che spaccò in due tristi metà Piazza Transalpina e portò l’anno successivo alla nascita di Nova Gorica che nel 1990 fu spettatrice della totale disgregazione della Jugoslavia con successiva dichiarazione di indipendenza della Slovenia sino ad arrivare ad oggi, anno 2025, con Gorizia e Nova Gorica nominate congiuntamente Capitale della Cultura Europa. La prima di natura transfrontaliera, simbolo assoluto di unione e collaborazione.
Circondata da un paesaggio costellato di colline e vigneti, un tempo nota come la Nizza austriaca e meta prediletta di un’aristocrazia che amava la città per i suoi magnifici palazzi, gli eleganti caffe’ e i sontuosi giardini, Gorizia conserva un’eleganza mitteleuropea lasciata in eredità dal passato asburgico che vale la pena conoscere e vivere per almeno un weekend, direzione Friuli Venezia Giulia.
Simbolo della città è una fortezza in cima ad un colle, ricostruita piu e piu volte, con una vista sul territorio circostante che si vela di malinconica bellezza all’ora del tramonto. Merita una visita il Museo del Medioevo goriziano, ospitato proprio all’interno del Castello, tra arredi, dipinti, sculture, busti, riproduzioni filologiche di armi bianche e di strumenti musicali antichi. Imperdibile, all’interno del borgo, la splendida Cappella di Santo Spirito, chiesa più antica di Gorizia risalente al 1398.
Altrettanto suggestivo anche il Monte Sabatino, rinomata meta escursionistica e innegabile bellezza naturalistica che fa parte del Sentiero della Pace dalle Alpi allʼAdriatico. Imperdibile, neanche a dirlo, una breve tappa in Piazza della Transalpina dove a memoria del muro, abbattuto nel 2004 con l’entrata della Slovenia nell’Unione Europea, campeggia una targa metallica che reca una linea centrale di separazione tra i due Paesi, e cosi con un piede si è in Italia con l’altro in Slovenia.
“Go! 2025 Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della cultura 2025”, e’ un’occasione unica per partire alla scoperta di una regione dal grandissimo patrimonio culturale e non solo.
Nell’ambito dei progetti che daranno voce a quest’anno cosi speciale per il Friuli Venezia Giulia si inseriscono due mostre imponenti. Spicca per vastità di opere e complessità del percorso, l’esposizione Ungaretti poeta e soldato. Il Carso e l’anima del mondo. Poesia pittura storia, che si sviluppa tra il Museo di Santa Chiara a Gorizia e la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea a Monfalcone.
La parte goriziana racconta di Ungaretti e della sua storia sul Carso, fra battaglie a cui ha partecipato, momenti di riposo e congedi, con uno sguardo attento rivolto alla sua produzione letteraria. In questo straordinario viaggio tra letteratura, storia e pittura, si inserisce anche un appassionato docufilm di Marco Goldin, della durata di quaranta minuti, appositamente realizzato.
La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 4 maggio, data ultima anche dell’articolata esposizione “Andy Warhol. Beyond Borders” che porta a Palazzo Attems Petzenstein un eccezionale corpus di ben 180 opere firmate dal padre della Pop Art. In un percorso di assoluto impatto visivo ed emotivo, si potranno ammirare le opere prodotte da Warhol nei panni di illustratore pubblicitario con incursioni nel campo della moda, della musica e del cinema.
Impattanti anche le serie Campbell’s Soup, Flowers e Marilyn, insieme a ritratti di personaggi celebri come Jackie Kennedy, Mohammed Alì, Grace Kelly. Superman e Mickey Mouse, trasformati dal grande artista americano in vere e proprie icone senza tempo.
Si è invece conclusa da poco la GO! DESIGNWEEK con la mostra FIBER ART & TEXTILE DESIGN che ha posto l’accento su oggetti di design selezionati tramite una open call dedicata agli under 40 e sulle opere di giovani artisti contemporanei dal vivaio B#S di IoDeposito ETS. Tra i piu famosi oggetti di design contemporaneo in esposizione il tappeto in progress del gruppo sloveno Oloop Design le cui designer, chiamate a Gorizia per una residenza artistica, hanno aiutato i visitatori ad intrecciare e annodare fili di cotone multicolore partecipando alla creazione di una grande opera collettiva: un tappeto che ha già viaggiato per mezza Europa, allargandosi ad ogni tappa.
La tessitura, e il lavoro di tante mani su una stessa trama, diventano così metafora di un’operazione ben piu vasta e delicata: ricordare il passato manifatturiero della Regione, rimarcare il valore del design partecipativo che premia l’artigianalità, ricucire gli strappi della storia valorizzando la collaborazione transfrontaliera e le pratiche etiche.
In una Gorizia dove tutto si muove sul sottile filo della memoria anche il cibo diventa un’esperienza particolare per ritrovare profumi e sapori del passato. Proprio come accade all’antica Trattoria alla Luna che in un ambiente eclettico e colorato, capace di scaldare il cuore anche quando fuori il freddo e’ inclemente, propone il Menu del Buon Ricordo, un giro per l’Italia fino ai confini dell’Impero per collezionare emozioni…
E così, che ci si ritrovi in compagnia per una cena o si opti per un pranzo in solitaria, sarà sempre il momento giusto per concedersi come antipasto un delizioso cotto in crosta di pane con kren fresco grattugiato, oppure un primo gustoso come le mezzelune di palacinke ripiene di verdure di stagione o ancora un goulash alla goriziana con polenta e patate in tecia se si ha voglia di un secondo strutturato.
E per concludere in dolcezza? C’è solo l’imbarazzo della scelta ma di sicuro non si può rinunciare alla tipica gibanica preparata con ricotta delle valli dell’Isonzo, semi di papavero e mele, o a un piatto di altrettanto tipici gnocchi dolci ripieni di frutta locale serviti con burro cotto, briciole di pane, zucchero e cannella.
A questo punto però c’è una sola cosa ancora da fare: preparare la valigia e …partire!



