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Hotel San Francesco al Monte. Un chiostro tra le nuvole

Hotel San Francesco al Monte. Un chiostro tra le nuvole

Sospeso tra il blu intenso del cielo di Napoli e l’aria profumata di vita che gli gira tutt’intorno, l’Art Hotel San Francesco al Monte è un frammento di anima napoletana scolpito nel tufo. 

Questo ex monastero del XVI secolo, incastonato lungo Corso Vittorio Emanuele, racconta una storia di silenzio e rinascita che inizia con l’instancabile opera di Frate Agostino da Miglionico. Qui, dove un tempo i Padri Francescani cercavano l’isolamento spirituale, oggi il visitatore scopre un lusso sussurrato, fatto di storie intense e gesti raffinati che si riflettono un po’ ovunque nei diversi spazi della struttura.

L’anima storica di Napoli

L’architettura stessa è un atto d’amore verso il passato. Il restauro meticoloso ha preservato i corridoi ampi dove risuonavano i sandali dei frati, trasformando le antiche celle in camere che sono piccoli scrigni di pace. Dormire in una di queste stanze significa immergersi in un’atmosfera sospesa: i soffitti a volta, gli arredi sobri ma eleganti, le finestre che si aprono come quadri viventi su Castel Sant’Elmo e sul mare. Tutto rimanda ad un’esperienza sensoriale che riconnette col mondo.

Arte e creatività incontrano il passato

San Francesco al Monte è anche un laboratorio di creatività. I progetti d’arte contemporanea che abitano i suoi spazi creano un ponte vibrante tra la sacralità della struttura e i linguaggi moderni. Passeggiando tra le aree comuni, ci si imbatte in installazioni e opere che dialogano con gli antichi affreschi recuperati e con le scalfitture del tufo, rendendo ogni angolo una scoperta intellettuale oltre che estetica.

Estasi partenopea in cucina con Vincenzo Stingone

Il cuore pulsante dell’accoglienza si sposta poi verso l’alto, dove il Ristorante La Terrazza dei Barbanti accoglie gli ospiti in un abbraccio panoramico che toglie il fiato. La cucina è un omaggio appassionato alla terra campana. Alleggerire i classici napoletani senza perderne l’anima è la cifra distintiva dello chef Vincenzo Stingone,  che propone un menu concepito come un viaggio sapiente tra rispetto della tradizione e capacità di osare.

Si passa dalla delicatezza dei prodotti del mare, come il pescato del giorno impreziosito dalle erbe aromatiche del giardino pensile dell’hotel, ai sapori decisi della pasta trafilata al bronzo condita con i profumati pomodori del Vesuvio. Qui la creatività mediterranea sfoggia un talento senza eguali e di sicuro tra i piatti che meritano il posto d’onore c’è il  tentacolo di piovra fritta con fagioli borlotti lucani e guanciale di Amatrice, senza dimenticare la sublime pasticceria fresca: sfogliatelle, babà e torte artigianali. Tutto è pensato per esaltare la stagionalità, trasformando la cena in un rito solenne sotto le stelle di Napoli.

Napoli diventa immensa

Questo rifugio per lo spirito, dove l’ospitalità diventa arte e la storia si fa casa, restituisce l’immagine di una città bellissima e infinita. Specie se osservata dal 7° piano dotato di una piscina panoramica con vasche idromassaggio riscaldate esterne, solarium naturale e … se questo non bastasse … drink sorseggiati a bordo vasca, light lunch gourmet del ristorante “Il Vigneto” (direttamente sul roof garden) e massaggi olistici su richiesta completano l’experience per pause rigeneranti auto-dedicate! 

San Francesco al Monte, insomma, è un paradiso verticale tra storia e azzurro, e noi abbiamo incontrato chi le chiavi di questo paradiso ce le ha e le usa. 

Marianna Sarno, Direttore Sales & Marketing di questo magnifico art hotel, ci ha accompagnato in un percorso di scoperta  all’interno di una struttura dove “storia, arte e ospitalità convivono in perfetta armonia mentre ogni corridoio, ogni sala, ogni camera racconta il frammento di un glorioso passato.

Gli ospiti vivono un’esperienza che unisce la quiete spirituale all’energia vibrante della città, circondati da opere d’arte che sembrano presenza viva. Negli spazi dell’hotel è possibile ammirare opere di importanti artisti italiani e internazionali, come Gianni Pisani, Hermann Nitsch, Domenico Spinosa e Renato Barisani, trasformando la struttura in un vero spazio espositivo dove il lusso è autentico, l’accoglienza calorosa, il sorriso sincero e il senso di appartenenza intenso come solo a Napoli può accadere”.

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